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Alcuni libri raccontano un mestiere. Altri libri, invece, partendo da un mestiere, finiscono per parlare della vita.

È il caso di “Liberi di diventare. Caffè, cucina e salute tra tradizione e innovazione”, scritto da Mauro Cipolla e Igles Corelli, con il contributo speciale del dottor Mauro Mario Mariani, edito da Big Mama Editions e curato da Casimiro Lieto.

Copertina del libro

Tre esperienze professionali diverse – il caffè, la cucina e la medicina e salute – che si incontrano in queste pagine e diventano tre punti di osservazione attraverso cui riflettere su una domanda che riguarda tutti: come si costruisce il proprio futuro senza perdere ciò che ci ha portato fin qui?

Il libro non sembra avere l’ambizione di indicare una strada unica. Al contrario, invita a cercare la propria. E lo fa parlando di lavoro, di errori, di sacrifici, di clienti, di qualità, di impresa, ma soprattutto di tempo.

“Non avere fretta. Impara un mestiere, fai errori, fai gavetta … il successo costruito lentamente dura di più” … afferma Mauro Cipolla.

Mauro Cipolla – Imprenditore

Perché il successo, nelle pagine di “Liberi di diventare”, non è quello immediato, costruito sull’apparenza. È piuttosto quello che nasce lentamente, attraverso esperienza e consapevolezza.

Ed è proprio il tempo, insieme alla curiosità, a diventare uno degli strumenti fondamentali per crescere.

Tradizione e innovazione: non sono due mondi opposti. Uno dei concetti più interessanti è quello di“TradInnovation”, elaborato da Mauro Cipolla: la tradizione non come qualcosa da conservare immobile, ma come una base dalla quale partire per innovare.

È una prospettiva particolarmente significativa quando si parla di caffè e cucina, mondi nei quali il patrimonio della conoscenza artigianale deve necessariamente dialogare con ricerca, tecnologia e cambiamento.

Igles Corelli porta nel libro la sua lunga esperienza nella cucina italiana e un’idea di gastronomia nella quale la tecnica non può prescindere dalla materia prima, dalla conoscenza e dalle persone.

“Non si può cucinare ciò che non si conosce”, afferma Corelli.

Igles Corelli – Chef

Una frase semplice, ma che va ben oltre la cucina: conoscere la materia significa rispettarla, comprenderla e trasformarla senza cancellarne l’identità.

La qualità che passa dalle persone. È forse questo uno degli aspetti più belli del libro: la qualità non viene mai presentata soltanto come caratteristica di un prodotto.

È qualcosa che coinvolge chi quel prodotto lo pensa, lo realizza, lo racconta e lo offre agli altri.

“La qualità non è solo tecnica o prodotto, è il riflesso della cura e del talento di chi lavora al tuo fianco”, osserva Corelli.

E anche il rapporto con il cliente assume un significato diverso. Non si tratta semplicemente di vendere, ma di costruire fiducia.

“Non è solo servire un piatto, è accoglierli”, si legge nelle sue parole.

Un concetto che attraversa il libro e che lega il mondo della cucina a quello del caffè e dell’impresa: la professionalità, alla fine, si misura anche nella capacità di prendersi cura delle persone.

“Liberi di diventare” non racconta soltanto il successo. Racconta anche la fatica.

E qui entra un’altra distinzione interessante: quella tra resistenza e resilienza.

Mauro Mario Mariani – Angiologo e Nutrizionista

Resistere significa sopportare. Essere resilienti significa riuscire a trasformare una difficoltà in una possibilità nuova.

Ma anche la resistenza ha un limite.

“Fermarsi non è una resa, ma un atto di lucidità necessario per cambiare rotta”, si legge nel libro.

È un passaggio importante perché restituisce al lavoro una dimensione profondamente umana. Non tutto deve essere conquistato a qualsiasi costo. A volte cambiare strada significa semplicemente avere compreso meglio chi siamo.

E arriviamo così al cuore del libro: il dialogo con le nuove generazioni.

Il capitolo finale, significativamente intitolato “Ai giovani. Il nostro lascito”, non offre ricette per il successo. Offre piuttosto domande. Da dove partire? Cosa evitare? Quando vale la pena resistere? Quando è giusto fermarsi? Quanto conta la curiosità? Quanto il coraggio?

E soprattutto: che cosa significa lasciare qualcosa a chi viene dopo di noi?

La risposta sembra essere nella trasmissione del sapere, ma anche nell’esempio.

“Alla fine di tutto non restano le parole. Restano le persone”, scrivono gli autori.

È forse questa la frase che più di tutte sintetizza il senso del libro.

Perché “Liberi di diventare” parla di caffè, cucina, salute, impresa, artigianato e innovazione, ma sotto la superficie parla di qualcosa di molto più universale: la costruzione della propria identità attraverso il lavoro e la responsabilità di trasformare l’esperienza in eredità.

Il titolo diventa allora una promessa e insieme un invito.

Essere liberi di diventare non significa dimenticare da dove veniamo. Significa avere abbastanza conoscenza, curiosità e coraggio per partire proprio da lì e andare oltre.

E forse il messaggio più bello che questo libro consegna ai giovani è racchiuso in poche parole: “Non avere mai fretta.”

Perché alcune cose, per diventare davvero nostre, hanno bisogno di tempo.

E perché, come ricordano queste pagine, la qualità si costruisce. La fiducia si conquista. La maestria si raggiunge. E il futuro, prima di tutto, si impara a diventare.

Foto da IG