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Ci sono serate che restano impresse nella memoria non solo per ciò che si mangia, ma per ciò che rappresentano. Il “Gala Charity Dinner Tavola Rasa”, organizzato a dicembre 2025 da UNICEF Italia insieme a La Cucina Italiana (https://www.lacucinaitaliana.it/), è stato proprio questo: un incontro di storie, talenti e valori, in cui la cucina ha dimostrato ancora una volta di essere molto più di un semplice gesto quotidiano.

La cornice non poteva essere più suggestiva: Palazzo Serbelloni a Milano. Entrare nelle sue sale è stato come fare un passo dentro un’altra epoca. Le volte affrescate si rincorrevano sopra le nostre teste, i grandi lampadari scintillavano riflettendo la luce su tavole elegantemente apparecchiate, mentre un’atmosfera calda e vibrante accoglieva ospiti, chef e protagonisti della serata.

Il parterre era straordinario. Tanti chef – molti dei quali stellati – che hanno firmato il menu della cena, trasformando ogni portata in un piccolo viaggio gastronomico. Piatti pensati, raccontati, condivisi. E tra una portata e l’altra, il piacere delle conversazioni, delle nuove amicizie nate attorno alla tavola e di quell’energia speciale che solo gli eventi costruiti con uno scopo importante riescono a generare.

Per me, quella serata aveva anche un significato personale profondissimo.

Sul palco sono stata premiata come vincitrice del contest “La Migliore Ricetta Italiana 2025” per creatività e innovazione, con i miei Vol-au-Vent agnello cacio e ova con crema di pecorino. Un piatto che rappresenta perfettamente ciò che amo della cucina: il dialogo continuo tra tradizione e creatività.

Vol-au-Vent agnello cacio e ova con crema di Pecorino di Carla De Iuliis

Dentro quei piccoli vol-au-vent c’è tutta la mia terra, l’Abruzzo, con uno dei suoi piatti più identitari, agnello cacio e ova, reinterpretato in una forma nuova. Un omaggio alle radici, ma anche alla voglia di sperimentare, di immaginare e di giocare con le consistenze e con le forme.

Il premio mi è stato consegnato dall’Azienda Rana, e salire su quel palco è stato un momento emozionante, reso ancora più speciale dall’accoglienza di Chiara Maci e Francesco Panella, che hanno condiviso con il pubblico l’entusiasmo e lo spirito della serata.

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E poi c’è stato uno scatto che non poteva mancare: quello con Maddalena Fossati Dondero, direttrice de La Cucina Italiana. Un incontro simbolico, perché è stata proprio lei una delle grandi promotrici della candidatura della cucina italiana a Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, un percorso durato anni e culminato il 10 dicembre 2025 con il riconoscimento ufficiale. Un risultato storico che celebra la cucina italiana non solo come insieme di ricette, ma come rito sociale fatto di gesti, tradizioni, convivialità e memoria.

Carla De Iuliis e Maddalena Fossati Dondero

Quella straordinaria avventura è raccontata anche nel libro “Prendo fiato. Come ho portato la cucina italiana all’Unesco”, scritto proprio da Maddalena Fossati e pubblicato da Maretti Editore, un racconto appassionato del percorso che ha portato la nostra cucina a diventare patrimonio dell’umanità.

E forse è stato proprio questo a rendere la serata ancora più speciale: la consapevolezza di vivere un momento storico. La cucina italiana era stata riconosciuta patrimonio UNESCO da pochissimi giorni e celebrarla in una sala piena di cuochi, appassionati, professionisti del settore e amici della buona tavola aveva qualcosa di profondamente simbolico.

Tra sponsor, racconti, piatti straordinari e sorrisi condivisi, Tavola Rasa è stata molto più di una cena di gala. È stata una celebrazione della cucina come linguaggio universale, come gesto di cura e come strumento di solidarietà.

Per me resterà un ricordo prezioso: una notte milanese fatta di luce, sapori, incontri e gratitudine.

Un’esperienza unica… di quelle che non si dimenticano.

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Carla De Iuliis e Massimo Bottura
Carla De Iuliis con Giorgio Locatelli e Antonino Cannavacciuolo
Noi donne premiate
Con tutti i premiati de La Migliore Ricetta Italiana 2025

Nel cuore della Lombardia, a Castel Goffredo (Mantova), l’Azienda Ferri dal 1905 – specializzata  nella lavorazione di tè, infusi e spezie pregiate – si distingue da oltre un secolo per la sua artigianalità e per l’eccellenza delle sue materie prime. L’Azienda, guidata dal Tea Master di fama Internazionale Albino Ferri, seleziona i suoi ingredienti in tutto il mondo, lavorandoli poi interamente in Italia per garantire qualità, personalizzazione e rapidità nelle consegne. 

Dal suo laboratorio mantovano, “Ferri dal 1905” offre soluzioni su misura per il settore HoReCa, sviluppando miscele, packaging grafici personalizzati e persino filtri artigianali cuciti a mano – un vero “abito su misura” per il tè. 

E così, attraverso l’Accademia Ferri, l’azienda promuove anche la cultura del tè, con percorsi formativi, degustazioni e rubriche editoriali come “Tea Tour” e “Gocce di Tè”, protagoniste di diverse collaborazioni con rinomati chef e professionisti del settore. 

Nel numero di ottobre di Novella Cucina, Albino Ferri mi ha parlato del suo progetto, anticipandomi un pò quello che sarebbe “accaduto” a Milano il 25 novembre:

“Il progetto sta andando benissimo sotto molti aspetti. A fine novembre faremo un evento a Milano per raccontare come stanno andando le rubriche di Accademia Ferri, che sono tutte riconfermate per il 2026. In tale occasione ne presenteremo una nuova, che tocca il mondo mixology low alcool. Le rubriche sono prevalentemente VIDEO-SOCIAL ma sono realizzati anche in versione orizzontale in quanto siamo editati anche da Italia a Tavola che sfrutta il canale YouTube (in formato orizzontale). Ogni contenuto è poi correlato da alcuni scatti fotografici e da un articolo redazionale. Il tutto è condiviso sui canali di Accademia Ferri, di Italia a Tavola e ovviamente del protagonista della puntata”.

E così, lo scorso 25 novembre, nelle sale eleganti dello Château Monfort di Milano, l’Accademia Ferri ha riunito professionisti, addetti ai lavori e appassionati per l’evento “Ieri, oggi e domani → 2026: un anno di racconti per conoscere il mondo del tè e degli infusi”.

Una giornata che ha avuto il sapore del bilancio, ma anche quello della visione: celebrare quanto costruito nel 2025 e, nel contempo, guardare con consapevolezza e curiosità al futuro.

L’incontro – nato dalla collaborazione tra Accademia Ferri, Italia a Tavola e Château Monfort – ha rappresentato un momento di condivisione importante per una community che cresce attorno al racconto del tè come elemento culturale, gastronomico e identitario.

“Il Tea Tour – seguito direttamente da Albino con la collaborazione di Italia a Tavola – è un progetto editoriale ed esperenziale che, attraverso dodici episodi, esplora gli abbinamenti tra tè e piatti salati e sofisticati dell’alta gastronomia italiana. Al centro del Tea Tour c’è un’idea rivoluzionaria: superare i confini tradizionali e riscrivere il ruolo del tè nella cucina moderna. Non più solo bevanda da meditazione o compagna di dolci, il tè si trasforma in elemento creativo, capace di sorprendere con abbinamenti audaci e contemporanei. Una sorta di viaggio narrativo che intreccia le radici della tradizione italiana con visioni innovative, dando vita a un incontro inedito tra culture, aromi e sensazioni” (da Novella Cucina – ottobre 2025).

Ogni tappa è un vero e proprio laboratorio: uno chef seleziona un piatto iconico, e Ferri crea una miscela su misura per esaltarne i sapori.

Ospite dell’incontro, all’evento del 25, è stato Ivano Richebono, Chef 1 Stella Michelin.

Non sono mancate “Storie di Pasticceria” (tra gli ospiti presenti Gino Fabbri, punto di riferimento assoluto del settore e vicepresidente APEI), “Colazioni Speciali” rappresentate da Pietro Imbimbo Roullet, F&B Manager dell’Hotel Bellevue di Cogne, “Gocce di Tè” con interventi di Sonia Peronaci, Igles Corelli e Franco Costa, presidente di Costa Group.

Il tè, che acquisisce sempre più un linguaggio trasversale, capace di dialogare con cucina, pasticceria, design e ospitalità.

E poi uno sguardo verso il 2026, con la rubrica “Infusioni Alternative”: un progetto dedicato al mondo low alcol e alle infusioni applicate alla mixology contemporanea, che apre nuovi scenari di sperimentazione e di racconto.
A rappresentarla, Giovanni Allario, bar manager di Moebius Milano.

A guidare e moderare la giornata sono stati:

  • Albino Ferri, Tea Master e fondatore di Accademia Ferri
  • Alberto Lupini, direttore responsabile di Italia a Tavola
  • Carlo Vischi, Ambassador Accademia Ferri

L’evento si è concluso con un aperitivo tematico, durante il quale gli ospiti hanno degustato i finger food ideati da Domenico Mozzillo, Executive Chef di Château Monfort, in abbinamento a una selezione di tè e infusi Ferri dal 1905.


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In occasione del pranzo didattico conclusivo della 33ª edizione del Corso Cuoco della Scuola di Alta Cucina Accademia Chef di San Benedetto del Tronto, è andato in scena un evento dal forte impatto formativo e sensoriale: “VOYAGER: Giro Gastronomico del Mondo in 80 giorni”, un viaggio immaginario tra culture, tradizioni e sapori ispirato al celebre romanzo di Jules Verne.

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Sotto la guida del Direttore Didattico Roberto Morello e dello Chef Mariano Narcisi, ospiti e partecipanti – tra cui giornalisti, esperti del settore e addetti ai lavori – hanno preso parte a un’esperienza gastronomica dal respiro internazionale. Il progetto ha permesso di esplorare piatti e preparazioni provenienti da diversi continenti, reinterpretati con creatività e innovazione dagli allievi del corso e accompagnati dai vini della Cantina Montecappone SARL/Mirizzi di Jesi (AN).

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Non solo un pranzo, ma un viaggio culturale e formativo. Ogni portata è stata concepita come una tappa simbolica del viaggio di Phileas Fogg e Jean Passepartout: l’obiettivo, scoprire le meraviglie gastronomiche del mondo attraverso ingredienti, tecniche e suggestioni provenienti da altre culture, mantenendo però uno stile moderno e una presentazione colorata.

Tra le proposte, si sono distinti piatti come l’“Arancino di cous cous e caponata di verdure su crema di ceci”, il “Bao con straccetti di manzo glassati al miele, soia e cavolo viola marinato” e il “Risotto al Bobò de camarao, gamberetto croccante al panko e polvere di alganori”, che hanno saputo unire elementi della tradizione con influenze esotiche, dimostrando una buona padronanza delle tecniche culinarie globali.


L’esperienza, poi, è stata resa interattiva grazie all’introduzione di un sistema di valutazione coinvolgente: ogni ospite ha ricevuto cinque gettoni “STELLA” per votare il gradimento del viaggio al termine del pranzo. L’obiettivo collettivo era raggiungere almeno 70 gettoni da inserire nella mongolfiera simbolica del viaggio, vincendo così idealmente la “scommessa” del giro del mondo… “promuovendo” i provetti chef!

Un meccanismo originale che ha trasformato il pranzo in un gioco partecipativo, celebrando lo spirito di avventura e la curiosità del viaggiatore.

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Ma qual è il filo conduttore che è stato scelto per collegare piatti da differenti continenti e valorizzaare l’esperienza formativa degli studenti ed in che modo questa esperienza che unisce tecnica, storytelling e diversità culturale, aiuta concretamente gli allievi a crescere sia sotto il profilo professionale sia personale?

A rispondere è lo Chef Mariano Narcisi:

Il filo conduttore è stato sicuramente il libro e, in base alle tappe e alla storia narrata è nata la fusione di tutti i piatti. Questa esperienza ha dato modo ai ragazzi di conoscere preparazioni un pò al di fuori del nostro target, approfondendo così culture diverse da quella italiana.

Roberto Morello, Direttore Didattico dell’Accademia, conclude:

L’ispirazione è nata da un libro meraviglioso e dalla volontà di voler spaziare su una cucina internazionale, visto che il corso è comunque già completo rispetto a quella italiana. Abbiamo così pensato di spostare l’attenzione sugli ingredienti, piùttosto che sui piatti di una cucina internazionale, realizzando un menù insolito e diverso.

L’iniziativa ha confermato l’approccio didattico dell’Accademia, sempre più orientato a formare professionisti curiosi, competenti e aperti al mondo, capaci di unire solide basi tecniche a una visione contemporanea della cucina come forma di racconto culturale.

Per la ricetta del Risotto al Bobó de camarão, gamberetto croccante al panko e polvere di alganori … LEGGETE QUI … per il resto … restate collegati!

Ingredienti per il condimento:

  • 300 g di manioca o patata
  • 400 g di gamberi rossi già puliti
  • Zenzero in polvere
  • 250 ml di passata di pomodori
  • 200 ml di latte di cocco
  • 50 ml di Olio Extra Vergine di oliva
  •  ½ limone
  • 4 pomodori rossi
  • 1 cipolla
  • 1 spicchio di aglio
  •  Pepe nero, prezzemolo tritato, peperoncino in polvere, sale

Preparazione:

Tagliare in 3 i gamberi e condire con il succo del limone. Sbucciare la manioca o le patate , tagliare a dadini per facilitarne la cottura e cuocere in acqua calda con sale e zenzero per circa 20 minuti. Quando saranno cotte, schiacciare le patate e mettere da parte. Nel frattempo, tritare finemente la cipolla, il prezzemolo, l’aglio e tagliare a dadini i pomodori, precedentemente lavati e privati dei loro semi. In una pentola o padella larga, mettere a scaldare l’olio, far rosolare la cipolla e l’aglio, aggiungere la manioca o la patata, la passata di pomodori, il latte di cocco, il sale e 300 ml di acqua circa. Mescolare bene e cuocete a fuoco medio per una decina di minuti. Si dovrà ottenere una salsa cremosa, non troppo liquida. In ultimo, aggiungere i pomodori, i gamberi e il prezzemolo. Lasciate cuocere per altri 5 minuti, poi correggete a piacere con peperoncino in polvere, zemzero e pepe nero.

Per il risotto:

  • 1, 5 kg di riso carnaroli
  • Brodo vegetale qb
  • Burro acido
  • Latte di cocco
  • 1 lime grattugiato
  • Parmigiano per mantecare

Per il gambero al panko:

  • 20 gamberetti puliti
  • Uovo per panare
  • Panko
  • Olio di girasole per friggere
  • Polvere di alga nori da tritare in un mixer

Una vera sinfonia di sapori … il gamberetto croccante, avvolto in una leggere panatura panko, aggiungeva una nota di freschezza marina, mentre la polvere di alganori, infondeva al piatto un tocco di mare, evocando atmosfere lontane e misteriose.

Un altro pezzetto del menù…

Ramen moderno con tartufo

Samosa ripieno di pollo e prugne

Carrot cake revolution