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ricette tradizionali

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Ci sono tradizioni gastronomiche che non sono soltanto ricette, ma veri e propri racconti di vita. 

In Abruzzo, una di queste storie si chiama Panarda, un’antica usanza (le prime testimonianze la fanno risalire alla seconda metà del Quattrocento) che trasformava la tavola in un luogo di festa, di abbondanza e di comunità.

La Panarda era molto più di un pranzo importante: era un banchetto rituale, un susseguirsi di portate (dalle 20 alle 50) che poteva durare due o tre giorni consecutivi (ma anche quattro), durante i quali gli ospiti restavano seduti a tavola condividendo cibo, vino e conversazioni.

Questa tradizione nasce nella Marsica, in particolare nel piccolo paese di Villavallelonga, in provincia de L’Aquila, in occasione della Festa di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio. Il termine Panarda, invece, ha un’etimologia incerta: dal greco Pan (tutto) e dall’arabo Har (Caldo); oppure Pane e Larde (Pane e Lardo), una delle tante portate messe a tavola durante il banchetto.  

“Secondo il racconto popolare e più diffuso, invece, un proprietario terriero locale, si fece inconsapevolmente mietere la sua terra da degli sconosciuti che si rivelarono essere poi dei diavoli. Si dice che il santo li abbia messi in fuga e che la moglie del proprietario terriero, come ringraziamento, avesse distribuito il pranzo a metà del villaggio.

Da quel momento la Panarda divenne simbolo di ospitalità e generosità, un rito capace di raccontare l’anima più autentica della cucina abruzzese.

Durante queste lunghe tavolate le portate arrivavano una dopo l’altra, quasi senza sosta. Antipasti rustici, zuppe contadine, paste fatte in casa, carni arrosto, formaggi stagionati e dolci tradizionali: un viaggio gastronomico che poteva superare le quaranta o cinquanta preparazioni. E a fare la guardia, assicurando al padrone di casa che tutti mangiassero tutto, c’era anche un “guardiano di mensa”.

Tra i piatti più rappresentativi non mancavano mai le fave bollite condite con olio, cipolle e lardo, i maccheroni alla chitarra, preparati con la tradizionale chitarra abruzzese e conditi con un sugo di carne, le pallotte cacio e ova, l’agnello cacio e ova, e naturalmente un vino rosso locale.

Ma più del numero delle portate, ciò che rendeva speciale la Panarda era il suo significato: sedersi a quella tavola significava partecipare ad un momento di condivisione profonda, dove il cibo diventava linguaggio di accoglienza e di amicizia.

E qui il tempo scorreva lento, tra racconti, brindisi e profumi che arrivavano dalla cucina. Ogni piatto raccontava una storia: quella delle campagne abruzzesi, delle mani che lavoravano la pasta, delle famiglie che custodivano ricette tramandate di generazione in generazione.

Oggi la Panarda (per ovvie ragioni) sopravvive soprattutto nella memoria e in alcune rievocazioni gastronomiche (a Lanciano, d’estate ed anche in altri borghi abruzzesi), ma continua a rappresentare una delle immagini più suggestive della cultura culinaria abruzzese.

È il simbolo di una cucina generosa, sincera e profondamente legata al territorio, dove la tavola diventa il cuore della casa e il luogo in cui le persone si incontrano.

E forse proprio questo è il messaggio più attuale di questa antica tradizione: rallentare, sedersi insieme e riscoprire il piacere semplice di condividere il cibo e il tempo. (foto di copertina di Guille B. per Unsplash)

I Piatti della Panarda …

Io l’ho modernizzata un pò e ho preparato per voi alcune ricette!

Le Pallotte Cacio e Ova

Polpette preparate con formaggio e uova, semplici ma incredibilmente saporite.

  • 200 g pecorino grattugiato
  • 100 g Parmigiano Reggiano
  • 3 uova intere
  • 80 g di pangrattato o pane raffermo del giorno prima
  • prezzemolo (un ciuffetto)
  • 500 ml di passata di pomodoro
  • aglio (due spicchi)
  • olio extravergine d’oliva
  • basilico fresco

Procedimento:

Mescolare pecorino, parmigiano, uova, pangrattato e prezzemolo fino a ottenere un impasto compatto. Con le mani formare piccole polpette e friggerle in olio caldo. Preparare una salsa di pomodoro con aglio e olio e lasciare insaporire le pallotte nel sugo per circa dieci minuti prima di servirle, completando con basilico fresco.

Le Pallotte cacio e Ova

Maccheroni alla chitarra con le pallottine

Per le pallottine:

  • Carne macinata (250 gr)
  • 1 uovo intero
  • 2 cucchiai di parmigiano 
  • Noce moscata 
  • Sale
  • Pepe
  • Prezzemolo 

Per gli spaghetti:

  • 300 gr di farina (mista macinata a pietra)
  • 3 uova medie
  • 2 cucchiaio di olio evo
  • 20 ml di acqua

Per il sugo con le pallottine:

  • Olio per friggere (le pallottine)
  • Cipolla 🧅 
  • 1 bottiglia di pomodoro
  • Basilico 
  • Olio evo
  • Sale  
  • Parmigiano grattugiato o pecorino abruzzese (da spolverare sullo spaghetto)

Procedimento:

Preparare le pallottine, mettendo insieme tutti gli ingredienti e impastando con le mani fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo (come per le polpette). Formare tante piccole polpettine e adagiarle su un piano con carta da forno.

Friggere in olio di semi le polpettine e scolarle su carta assorbente.

Preparare il sughetto di pomodoro. Aggiungere in una padella capiente olio evo, cipolla, pallottine fritte, pomodoro passato, sale e basilico fresco. Tenere sul fuoco 15/20 minuti circa.

Preparare l’impasto per gli spaghetti, aggiungendo in un robot da cucina tutti gli ingredienti fino a formare una palla liscia e compatta. Procediamo con il creare le sfoglie di pasta e poi con gli spaghetti. Cospargere di farina.

Mettere l’acqua sul fuoco, il sale e, al bollire, buttare giù gli spaghetti, mescolando di tanto in tanto affinché non si attacchino tra loro. Scolare e versare la pasta nel sugo, mescolando. Cospargere di parmigiano grattugiato. Servire.

L’Agnello Cacio e Ova

Ingredienti per 6 persone:

  • Bocconcini di carne di agnello (generalmente il cosciotto) 1 Kg e 1/2
  • • Uova 4
  • • Succo di 2 limoni grandi 
  • • Pecorino abruzzese grattugiato 3 cucchiai
  • • Sale q.b.
  • • Pepe q.b. 
  • • Aglio 2 spicchi
  • • Rosmarino 1 rametto
  • • Timo 1 rametto
  • • Alloro 3 foglie
  • • Olio extravergine di oliva 3/4 cucchiai

Procedimento:

Prendere i bocconcini di agnello e trasferirli in una padella capiente assieme all’olio EVO, l’aglio in camicia, il rosmarino, il timo e le foglie di alloro, facendoli rosolare bene. Aggiungere il succo di limone, e lasciarlo evaporare; aggiustare di sale e pepe e continuare la cottura a fuoco lento per 25/30 minuti o comunque fino a quando lo spezzatino non risulterà cotto e morbido. Nel frattempo, in una ciotola sbattere le uova con il pecorino abruzzese grattugiato. Eliminare l’aglio, il rosmarino, il timo e l’alloro dalla carne e versare la cremina sulla carne, mescolando velocemente fino a rendere l’agnello “cacio e ova” cremoso.

L’Agnello cacio e ova

Il Parrozzo

Ingredienti:

  • 6 rossi d’uovo + 6 albumi montati a neve
  • 150 gr di mandorle tostate
  • 150 gr di semolino
  • 3 cucchiai scarsi di zucchero per ogni uovo
  • 2 cucchiai scarsi di mandorle amare
  • buccia grattugiata di 1 limone e di 1 arancia
  • 1/2 bicchierino di succo di limone e di arancia
  • 150-200 g Cioccolato fondente e burro per la copertura

Procedimento:

Preriscaldare il forno a 160 o 170 gradi e imburrare/infarinare uno stampo a semisfera. Tostare leggermente le mandorle e tritarle finemente fino a ridurle in farina. Separare i tuorli dagli albumi. Lavorare i tuorli con lo zucchero finché il composto non diventa chiaro e spumoso. Aggiungere ai tuorli le mandorle tritate, il semolino, la scorza di limone/arancia grattugiata e il liquore. Montare gli albumi a neve fermissima con un pizzico di sale. Incorporare delicatamente gli albumi al composto di tuorli, mescolando dal basso verso l’alto per non smontarli. Versare nello stampo e cuocere per circa 50-60 minuti (fare la prova stecchino). Lasciar raffreddare il parrozzo, poi toglierlo dallo stampo. Sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente con il burro e versarlo sul dolce posizionato su una gratella. 

Piccoli Parrozzi abruzzesi

Questa TORTA di MELE 🍎 la preparava sempre una mia zia paterna appena iniziavano i primi freddi … e, quando andavo a trovarla, senza darmi il tempo di dire nulla, iniziava ad assemblare gli ingredienti, perché diceva che le mele aiutavano a “combattere” i primi malanni della stagione. 

Io non so se sia vero … ma posso assicurarvi che la torta preparata così era veramente buonissima e, perlatro, molto facile; la zia non aveva bisogno di un robot da cucina o di impastatrici super sofisticate. Lei utilizzava solo una grande ciotola, una frusta, amore e tanta buona volontà … 

Ho provato a replicarla anche io ed il risultato mi è sembrato niente male. 

Perché non provate anche voi?! 

Ingredienti (per uno stampo da 20 cm):

  • 4 mele golden 
  • Scorza grattugiata di 1 limone 🍋 
  • 2 uova intere 
  • 1 yogurt bianco greco 
  • 20 gr di olio di oliva
  • 40 gr di zucchero semolato 
  • 80 gr di farina 00
  • Mezza bustina di lievito per dolci 
  • Zucchero a velo q.b. (Per decorare)

Procedimento:

In una ciotola mescolare le uova con la scorza del limone, aggiungere l’olio, lo yogurt, lo zucchero e la farina setacciata con il lievito, poi unire le mele tagliate a dadini e versare tutto nello stampo (cospargere la superficie con un po’ di zucchero). In forno per 40/50 minuti a 180 gradi; una volta pronta (fare la prova dello stecchino) cospargere di zucchero a velo.

Tornata a casa domenica sera da Milano sembrava quasi che qualcuno mi stesse puntando un phon addosso! 

Un caldo improvviso e (come si dice dalle mie parti) … “abbottato” 😀 … 

Si, con questo caldo cucino sempre, per forza, accendo anche il gas e il forno (come potrei stare senza?!) … ma, ogni tanto devo alternare con delle preparazioni fresche e rigeneranti. 

Ah, dimenticavo … naturalmente “veloci” … il tempo è sempre poco, i minuti contati e poi ci sono io che voglio arrivare sempre dappertutto 😅

Comunque, per farla breve, l’altra sera ho elaborato questo “PROSCIUTTO e MELONE GOURMET” … da leccarsi i baffi 😋 e velocissimo! 


Ingredienti (per 4 persone):

  • 4 fettine di melone arancione 
  • 1 cucchiaino di parmigiano grattugiato 
  • Pepe qb
  • Sale qb
  • 1 cucchiaio raso di olio EVO
  • 4 fette sottili di prosciutto crudo San Daniele
  • 4 bicchierini da liquore
  • minipiner

Preparazione:

Tagliare a pezzetti le fette di melone dopo averle private della buccia. Metterle in un recipiente a sponde alte. Aggiungere olio EVO, sale, pepe, parmigiano e frullare con un minipiner. 

Far riposare in frigorifero per circa mezz’ora. 

Poco prima di servire a tavola, in una padella antiaderente sistemare le fettine di prosciutto crudo e farle rosolare leggermente rendendole croccanti. 

Versare la mousse nei bicchieri e decorare con il prosciutto crudo croccante come in foto. Servire. 

Una delle prime volte che mi è capitato di scambiare due chiacchiere con un Molisano sulla mia passione per la cucina, mi è stato confermato che l’Abruzzo e il Molise hanno tanto in comune sulla gastronomia e sulle tradizioni culinarie.  La scorsa estate ho scoperto per caso dei dolci tipici del luogo visitando Montenero di Bisaccia: sono chiamati “CELLINI” o “CELLI CHIENI” e sono ripieni di una farcia a base di mosto cotto. 

In Abruzzo, invece, esistono “Li cillitt’” (gli uccelletti), farciti di marmellata d’uva, arricchita con cioccolato, mandorle e cannella (così, nella tradizione della mia famiglia): però, sono di dimensione più piccoli rispetto ai “cellini” molisani.

li cillitt’ di Sant’Antonio

Dedicati a Sant’Antonio Abate (protettore degli animali e festeggiato il 17 gennaio), li cillitt’, nel Teramano (ma ormai diffusi in tutto l’Abruzzo), costituiscono il simbolo della dedizione e del rispetto dell’uomo verso il Santo, e sono accompagnati da una serie di riti propiziatori (la benedizione degli animali, per preservarli da maltrattamenti e malanni) e l’accensione dei focaracci (il fuoco). Come è facilmente intuibile, vengono chiamati così per la loro forma, che riproduce quella di un delicato uccellino.

Nella mia città, a Teramo, ogni anno, il 17 gennaio, su iniziativa dell’Associazione Culturale Teramo Nostra, dopo la celebrazione della Santa messa nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova, viene organizzata la tradizionale benedizione degli animali, davanti a Porta Melatina.

Ogni famiglia, come mi trovo a ripetere più volte dinanzi a ricette che appartengono alla tradizione, conserva la sua, personale, con aggiunte, trucchi e segreti; anche le forme degli uccelletti sono diverse tra loro: basta scorrere in questi giorni le pagine dei più noti social…

Anche io ho approfittato della ricorrenza e, lasciandomi trasportare dalla tradizione del territorio per celebrarla degnamente, facendola così diventare un’occasione speciale, mi sono cimentata nella preparazione de li cillitt’ (anche se qualcuno mi ha detto che sembrano piuttosto dei piccioni)…