La ciambella questa mattina profuma di casa e … di cioccolato!
Dopo la mia Cena “A Casa di Carla” tutta dedicata al CIOCCOLATO non riesco a cucinare altro (ah … intanto devo ringraziare tutte quelle persone che stanno apprezzando la serata … siete veramente tantissimi ☺️ e … vi anticipo subito che più in là ci sarà una replica pazzesca 😉)…
E comunque il cioccolato ora è dappertutto🤣
Questa ciambella è nata così … cacao “super” in dispensa, yogurt greco in frigorifero, farina 00 e tante gocce di cioccolato fondente. E, credetemi …
“Basta una fetta a colazione, una tazza di latte o di caffè e la giornata parte con il sorriso” 😊
Morbidissima con un effetto bicolore: a metà dell’impasto ho aggiunto 2 cucchiai di cacao amaro.
Una ricetta semplice, sofficissima e perfetta da condividere (in famiglia) oppure … da concedersi tutta per sé!
Ricetta
Ingredienti:
4 uova
200 g di zucchero
300 g di yogurt greco
140 ml di olio di semi di girasole
300 g di farina 00
1 bustina di lievito per dolci
120 g di gocce di cioccolato fondente
2 cucchiai di cacao amaro
zucchero a velo o crema di cioccolata per guarnire
Procedimento:
Montate le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Unite lo yogurt greco e l’olio di semi, continuando a mescolare.
Aggiungete la farina setacciata con il lievito e amalgamate fino a ottenere un impasto liscio. Incorporate le gocce di cioccolato fondente.
Dividete l’impasto in due parti e in una aggiungete i 2 cucchiai di cacao amaro, mescolando bene.
Versate nello stampo da ciambella imburrato e infarinato alternando i due impasti, creando un delicato effetto marmorizzato.
Cuocete in forno statico preriscaldato a 180°C per circa 30-35 minuti (fate sempre la prova stecchino).
Lasciate raffreddare e, se vi piace, completate con una spolverata di zucchero a velo o crema di cioccolata (io le uova di Pasqua in avanzo sciolte al microonde).
Un dress code nei toni del marrone e dell’oro. Una tavola pensata nei minimi dettagli e un menu interamente dedicato al cacao e al cioccolato.
Così è andata la serata di “Chocolat”, l’ultimo appuntamento delle cene A Casa di Carla.
Bollicine, cioccolato fondente e fiocchi di sale Maldon, un liquore al cioccolato, piatti insoliti, tante risate e quella leggerezza che nasce quando ci si ritrova semplicemente per stare bene insieme.
Perché le mie cene sono sempre così: un tema da raccontare, una tavola da condividere e piccoli momenti da custodire.
Grazie a tutte per aver trascorso con me un altro pezzetto di strada. ❤️🍫✨
A Casa di Carla, alla fine, non si porta in tavola soltanto il cibo, ma anche l’amicizia, la bellezza e il piacere di regalarsi del tempo.
Guarda qui la galleria fotografica:
Da sx verso dx: Carla Seconi, Martina Maranella, Daniela D’Antonio, Carla Di Giamberardino, Silvia Di Lorenzo, Carla De Iuliis (io), Alessandra Maranella, Maria Di Domenico, Federica Matteucci, Marcella Venere Il Menu
Non so a voi … ma a me, a volte, viene voglia di “entrare” in una pellicola di un film e, con una sola ricetta, cercare di riuscire a trasformare una semplice cena in un piccolo momento di felicità.
Ieri sera è stato il turno dei 𝐩𝐨𝐦𝐨𝐝𝐨𝐫𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢, dorati e croccanti, serviti ancora caldi sulla tavola apparecchiata in terrazza.
Una ricetta semplice, ma che è stata capace di riportarmi immediatamente al 1991, alle atmosfere del film “𝐏𝐨𝐦𝐨𝐝𝐨𝐫𝐢 𝐯𝐞𝐫𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐫𝐞𝐧𝐨”
E com’erano buoni…☺️🎬
Ingredienti (per 4 persone):
2 pomodori verdi
1 uovo
100 g di farina
circa 100 ml di acqua fredda
½ cucchiaino di lievito in polvere
un pizzico di sale
un pizzico di pepe
olio per friggere (io arachidi)
basilico fresco per decorare
Se volete, la glassa di aceto balsamico
Preparazione:
Tagliate i pomodori verdi a fette spesse. In una ciotola preparate una pastella mescolando l’uovo con la farina, l’acqua, il lievito in polvere e un pizzico di sale, fino a ottenere una consistenza liscia e non troppo liquida.
Immergete le fette di pomodoro nella pastella e friggetele in olio caldo fino a quando saranno ben dorate e croccanti. Scolatele su carta assorbente e servitele subito, magari con qualche foglia di basilico fresco.
Croccanti fuori e morbide dentro.
Il sapore?! Fa pensare che, in fondo, la felicità possa essere anche una cena in terrazza… come in un film…
L’alta cucina italiana incontra la solidarietà nel cuore dell’Abruzzo. Il prossimo 6 luglio Piazza Martiri della Libertà, a Teramo, ospiterà “I Bambini che contavano le stelle”, la cena di gala benefica che riunirà alcuni tra i più importanti chef italiani per sostenere la ricerca sull’encefalopatia ipossico-ischemica infantile.
A trasformare per una sera il centro storico in un raffinato ristorante a cielo aperto saranno le proposte gastronomiche firmate a più mani da grandi protagonisti della cucina nazionale. Un percorso di dodici portate ispirate ai sapori e ai ricordi dell’infanzia degli chef, accompagnato da una selezione di vini italiani e internazionali.
Tra i nomi di punta spicca quello di Mauro Uliassi, tre stelle Michelin del ristorante Uliassi di Senigallia. Accanto a lui ci saranno Sabatino Lattanzi, chef di Achille nel Girone dei Golosi di Teramo, Luciano Monosilio di Luciano Cucina Italiana di Roma, Gianfranco Pascucci del ristorante Pascucci al Porticciolo di Fiumicino, Franco Pepe di Pepe in Grani, Christian Torsiello dell’Osteria Arbustico di Paestum, Mattia Trabetti del ristorante Alto di Fiorano Modenese, oltre ad Andrea Bertini, Marco Cozzi, Ada D’Amato, Antonio Di Feo, Stefania Di Pasquo, Alessandra Di Paolo, Sandro Ferretti e Gianluca Ricci.
«La cucina ha il potere straordinario di unire le persone e, quando questo potere viene messo al servizio della ricerca medica, l’eccellenza diventa speranza», spiegano gli organizzatori Achille Valle e Sabatino Lattanzi. «Siamo orgogliosi della risposta entusiasta degli chef che hanno scelto di sposare questa causa, mettendo la loro arte al servizio di un obiettivo così importante».
Per Lattanzi, la partecipazione alla serata rappresenta anche un’occasione per raccontare il territorio. «L’Abruzzo possiede materie prime straordinarie e una cultura gastronomica autentica che merita di essere valorizzata. Nel mio piatto ci sarà certamente un richiamo ai sapori della nostra terra, interpretati con rispetto ma anche con uno sguardo contemporaneo, perché la tradizione deve continuare a vivere ed evolversi».
L’intero ricavato dell’iniziativa sarà devoluto all’Associazione Eu-Brain, fondata dal professor Luca Ramenghi, responsabile dell’Unità operativa di Patologia neonatale dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova. I fondi contribuiranno alla ricerca sull’encefalopatia ipossico-ischemica infantile, una grave sofferenza cerebrale del neonato causata dalla mancanza di ossigeno durante il parto e sulla quale si stanno concentrando studi finalizzati allo sviluppo di nuove terapie.
Dietro l’iniziativa c’è l’impegno di Achille Valle, imprenditore della ristorazione teramana, che insieme a Lattanzi ha voluto dare vita a un progetto capace di trasformare la passione per la cucina in un gesto concreto di solidarietà.
La serata prenderà il via alle 19.30 con un aperitivo di benvenuto e sarà scandita da diversi momenti di incontro e spettacolo. In programma il talk con gli chef moderato dall’autore enogastronomico Andrea D’Aloia, l’intervento di Massimo Corvo, tra i più celebri doppiatori italiani e voce ufficiale, tra gli altri, di Sylvester Stallone, Vin Diesel e Laurence Fishburne, e il concerto in versione intima di Filippo Graziani, legato alla città di Teramo da un rapporto speciale ereditato dal padre Ivan.
L’evento, patrocinato dal Comune di Teramo e realizzato grazie alla collaborazione di numerosi partner del territorio, sarà accessibile esclusivamente su prenotazione fino all’esaurimento dei 250 posti disponibili.
Una serata che promette di andare oltre l’esperienza gastronomica, trasformando il talento e la creatività di alcuni dei migliori chef italiani in un messaggio concreto di solidarietà e speranza per tante famiglie.
Ci sono ristoranti che diventano parte della storia di una città. Luoghi che attraversano le generazioni mantenendo viva la propria identità e che, anno dopo anno, continuano a raccontare il territorio attraverso la cucina e l’ospitalità.
È il caso del Ristorante Alla Lanterna di Fano, che ha celebrato i suoi primi cinquant’anni di attività con una grande festa capace di riunire amici, clienti, collaboratori e partner che hanno accompagnato questo straordinario percorso iniziato nel 1976.
Fondato da Flavio Cerioni insieme alla moglie Elide, Alla Lanterna rappresenta oggi una delle realtà più significative della ristorazione marchigiana. Una storia fatta di lavoro, intuizioni e amore per il territorio, costruita giorno dopo giorno attorno a una filosofia gastronomica che ha saputo coniugare mare e campagna, tradizione e innovazione, valorizzando le eccellenze delle Marche.
La serata celebrativa del 7 giugno non è stata una classica cena di gala, ma una vera e propria festa dell’accoglienza, nello stile che da sempre contraddistingue la famiglia Cerioni.
Fin dall’arrivo, gli ospiti sono stati accolti con un dono speciale: un volume celebrativo dedicato ai cinquant’anni del ristorante. Consegnato all’ingresso insieme ai calici destinati alle degustazioni della serata, il libro racconta la storia della famiglia Cerioni e dell’evoluzione di Alla Lanterna attraverso fotografie, ricordi, testimonianze e momenti significativi che hanno segnato mezzo secolo di attività.
Un omaggio particolarmente apprezzato, capace di trasmettere il valore umano e professionale che si cela dietro una delle insegne più amate della ristorazione fanese.
La formula scelta per l’evento ha privilegiato la convivialità e la libertà di movimento. Gli ospiti hanno potuto vivere la serata passeggiando tra diversi punti buffet allestiti negli spazi del ristorante, dove erano proposte specialità rappresentative della filosofia gastronomica di Alla Lanterna.
Ad accompagnare le preparazioni, una selezione di vini particolarmente ricca e prestigiosa, pensata per valorizzare il lavoro delle numerose aziende vitivinicole presenti all’evento. Tra gli invitati figuravano infatti anche sponsor e partner storici del ristorante, provenienti dal mondo agroalimentare e del vino, realtà che negli anni hanno condiviso con la famiglia Cerioni l’impegno nella promozione delle eccellenze del territorio.
L’atmosfera è stata quella delle occasioni importanti: musica, sorrisi, brindisi e tanti incontri tra persone che, in modi diversi, hanno contribuito alla crescita del locale o ne hanno accompagnato la storia come affezionati clienti.
Nel corso della serata è emerso con forza il tema che più di ogni altro caratterizza la storia di Alla Lanterna: la famiglia.
Accanto a Flavio Cerioni, fin dall’inizio di questa avventura, c’è stata la moglie Elide e oggi anche i figli Enrico e Silvia, protagonisti della nuova generazione che continua a portare avanti i valori e la visione che hanno reso il ristorante un punto di riferimento della gastronomia marchigiana.
Una famiglia che ha saputo trasformare il lavoro quotidiano in un progetto di vita, mantenendo sempre al centro l’accoglienza, la qualità e il rapporto umano con i propri ospiti.
A rendere ancora più significativo questo anniversario è stato il riconoscimento conferito da Confcommercio e FIPE Marche Nord a Flavio Cerioni e al Ristorante Alla Lanterna per il contributo offerto in questi cinquant’anni alla valorizzazione della ristorazione e delle produzioni locali.
Un tributo che celebra non soltanto la longevità di un’impresa, ma soprattutto la capacità di innovare senza perdere il legame con le proprie radici.
Ma quando la serata sembrava ormai avviarsi verso la conclusione, gli ospiti hanno potuto assistere a un ultimo momento di grande emozione. A illuminare il cielo sono stati infatti i fuochi d’artificio, pensati per suggellare un traguardo tanto importante quanto raro.
Uno spettacolo accolto dagli applausi dei presenti e che ha rappresentato il simbolico coronamento di una festa vissuta all’insegna della condivisione, della gratitudine e dell’orgoglio per una storia imprenditoriale che da cinquant’anni racconta il meglio dell’ospitalità marchigiana.
Cinquant’anni dopo quel lontano 1976, Alla Lanterna continua a essere molto più di un ristorante: è un luogo di incontro, di memoria e di cultura gastronomica. Una storia che affonda le proprie radici nella famiglia Cerioni e che continua a guardare al futuro con la stessa passione che ne ha segnato l’inizio.
Una terrazza, il tramonto che colora i calici e quei piatti semplici che sanno subito d’estate🍷 Ieri sera una cena per due, aria tiepida, chiacchiere lente e uno stuzzico fresco e saporito preparato in pochi minuti, dopo una lunga giornata a lavoro, ma capace di trasformare l’aperitivo in un piccolo e piacevole rito.
Base di cetriolo croccante, feta greca cremosa, pomodorini confit cotti in friggitrice ad aria e olive taggiasche. E ancora … olio evo, sesamo, origano, basilico secco e un pizzico di magia estiva.
Il calice? Da Abruzzese, un buon Montepulciano d’Abruzzo, perfetto per brindare alle sere leggere e alle cene all’aperto, come piace a me. Anzi … a Noi!
Bit di feta e cetriolo croccante
cetriolo a fette spesse
feta greca sbriciolata
pomodorini conditi con olio, sale, zucchero, origano e cotti in friggitrice ad aria a 180° per circa 10 minuti
olive taggiasche denocciolate
olio evo abbondante
sesamo e spezie a piacere
Preparazione:
Assemblate tutto, fermate con uno stecchino e servite freddo con abbondante olio evo🍅🍷
Una sala ristorante trasformata in laboratorio di cultura gastronomica, dove tradizione e formazione si sono incontrate in modo concreto.
Si è svolto il 20 aprile presso l’I.I.S. Di Poppa–Rozzi di Teramo l’evento “Virtù a confronto”, dedicato a uno dei piatti più rappresentativi della cucina abruzzese: le Virtù teramane.
Protagonisti gli studenti del polo alberghiero, impegnati in tutte le fasi dell’iniziativa: dall’accoglienza al servizio, fino al racconto del piatto. Un’esperienza immersiva che ha portato la didattica fuori dall’aula, trasformandola in pratica reale e mettendo alla prova competenze tecniche, organizzative e relazionali.
Al centro della giornata, le Virtù: piatto identitario per eccellenza, tradizionalmente preparato il primo maggio, nato come sintesi tra la dispensa contadina di fine inverno e i primi prodotti della nuova stagione. Una ricetta complessa, fatta di equilibri, tempi e gesti che racchiude il senso più autentico della cucina del territorio.
Sette i ristoratori coinvolti, chiamati a proporre una propria interpretazione del piatto, affiancata da abbinamenti studiati per valorizzarne le caratteristiche. Un confronto diretto tra visioni diverse, in equilibrio tra rispetto della tradizione e slancio innovativo:
Piero Cordoni de “La Granseola”, con una virtù di mare ha aperto la degustazione
Alessandro De Antoniis di “Cipria di mare”, con la sua virtù di pesce abbinata a Pecorino DOC Vinum Hadrianum di Atri, affinato in anfore realizzate a Castelli
Tommaso Melzi chef di “Ebrius”, è la sua virtù accompagnata dal Cerasuolo Ausonia
Patrizia Corradetti per il Ristorante Zenobi
Marcello Schillaci de “La Cantina di Porta Romana”, con un cocktail in pairing
Mirna Iannetti de “I Tre Archi”, con il nipote Cristiano – giovane Chef, ex studente dell’Istituto Alberghiero e quarta generazione – in abbinamento ad una birra IPA artigianale de “La Casa di Cura”, aromatizzata con luppolo americano e tè verde cinese.
E poi Rosita D’Antonio appassionata di cucina, con le sue delicate virtù abbinate ad un Cerasuolo dell’Azienda Faraone.
Un percorso degustativo che ha evidenziato la versatilità delle Virtù e la capacità dei ristoratori di reinterpretare un piatto storico senza snaturarne l’identità, attraverso tecniche contemporanee e accostamenti originali.
A valutare le proposte una giuria degustativa, chiamata ad esprimersi sull’equilibrio complessivo e sugli abbinamenti. A conquistare il primo posto è stato Alessandro De Antoniis, premiato per l’armonia tra la sua interpretazione e il Pecorino Vinum Hadrianum.
Nel corso dell’evento, la dirigente scolastica Caterina Provvisiero ha sottolineato il valore formativo dell’iniziativa: “Eventi come questo rappresentano un’occasione concreta per gli studenti di misurarsi con la tradizione, comprenderne il significato più profondo e trasformarla in competenza. La cucina è cultura viva: esperienze come questa di oggi insegnano a custodirla e a interpretarla con uno sguardo contemporaneo”.
Particolarmente apprezzata la sinergia con i ristoratori del territorio, che ha reso “Virtù a confronto” un vero momento di dialogo tra scuola e mondo del lavoro. Non solo degustazione, dunque, ma un’esperienza completa, fatta di profumi, gesti e relazioni, in cui il cibo si conferma strumento di trasmissione culturale.
L’iniziativa si consolida così come un appuntamento capace di valorizzare il patrimonio gastronomico locale e, allo stesso tempo, di proiettarlo nel futuro attraverso le nuove generazioni.
Ci sono marchi che riescono ad attraversare il tempo senza perdere la propria identità, diventando parte della memoria collettiva e dell’immaginario di intere generazioni. Fabbri è uno di questi: un nome che richiama immediatamente il profumo delle amarene, il celebre vaso bianco e blu e una storia tutta italiana fatta di gusto, famiglia e tradizione.
Incontrare Carlotta Fabbri significa entrare in un racconto che unisce passato e futuro. Da oltre un secolo, infatti, l’azienda nata a Bologna continua a evolversi, rimanendo fedele alle proprie radici e allo stesso tempo capace di dialogare con i linguaggi contemporanei, con nuovi mercati e con un pubblico sempre più internazionale.
Carlotta Fabbri rappresenta la quinta generazione alla guida dell’azienda di famiglia e incarna una nuova visione dell’imprenditoria italiana: una leadership che coniuga solide radici storiche con uno sguardo aperto all’innovazione. Dopo un percorso professionale nel mondo della comunicazione e del giornalismo, è entrata in Fabbri 1905 portando con sé un approccio trasversale e una particolare attenzione al racconto del brand, alla relazione con il pubblico e all’evoluzione dei linguaggi.
Carlotta Fabbri
Oggi contribuisce a guidare l’azienda in una fase di grande trasformazione, tra mercati internazionali, nuove modalità di consumo e progetti che guardano al futuro, senza mai perdere di vista l’identità che da oltre cent’anni rende Fabbri un simbolo riconosciuto del gusto italiano nel mondo.
Negli anni il suo ruolo all’interno dell’Azienda Fabbri è cambiato ed evoluto. In che modo è cresciuta professionalmente e quale apporto innovativo ritiene di aver portato, soprattutto in termini di visione e comunicazione.
“Mi piace sempre raccontare che entrare a lavorare in Fabbri 1905 non è scontato per nessuno dei membri della famiglia. È necessario, prima di accedere a ruoli manageriali, conseguire la laurea e poi cominciare dal basso, ricoprendo diverse mansioni in tutti i reparti che coinvolgono l’azienda, dal marketing alle vendite e, molto spesso, trascorriamo dei periodi anche nelle sedi estere per essere sicuri di conoscere esattamente il funzionamento di una macchina complessa e delicata come Fabbri 1905. Anch’io, dunque, ho avuto l’opportunità di fare questo percorso, in cui ho imparato tanto: tanti i progetti a cui mi sono appassionata fino al punto di svilupparne alcuni, uno tra tutti quello che riguarda il Fabbri shop in centro a Bologna, in cui credo fortemente e al quale dò un contributo concreto per farlo crescere ed evolvere al meglio delle sue possibilità”.
Fabbri è un marchio iconico della tradizione italiana. Come si riesce oggi a mantenere intatta l’identità storica dell’azienda, continuando però a innovare linguaggi, prodotti e mercati?
“La risposta sta nella natura stessa dell’azienda: un corpo vivo. Fabbri 1905 affonda le sue radici nella tradizione, custodendo saperi, ricette e valori che fanno parte del patrimonio culturale italiano. Allo stesso tempo, però, non ha mai smesso di evolversi. Perché la tradizione, per restare autentica, non può essere immobile. Oggi mantenere intatta l’identità significa saper leggere il presente senza tradire la propria storia. Vuol dire ascoltare consumatori sempre più attenti, consapevoli e alla ricerca di esperienze nuove; interpretare un mercato attraversato da oscillazioni continue; confrontarsi con tecnologie che stanno vivendo una delle fasi evolutive più rapide della storia recente. In questo scenario, innovare linguaggi, prodotti e mercati non rappresenta una rottura con il passato, ma una sua naturale prosecuzione. L’innovazione diventa lo strumento attraverso cui la tradizione si rinnova: nuovi formati, nuove modalità di comunicazione, nuove occasioni di consumo dialogano con un’eredità costruita in oltre un secolo di storia”.
Il punto vendita sotto le Due Torri di Bologna compie due anni. Che bilancio può fare di questa esperienza? È diventato solo uno spazio commerciale o anche un luogo di racconto e relazione con il pubblico?
“Quello del primo Fabbri Shop è un progetto importante, al quale abbiamo lavorato tanto e siamo contenti di essere riusciti a entrare nella deroga del Decreto Unesco, che ci ha permesso di aprire lo shop nel cuore del centro storico, sotto le due torri di Bologna. Sin dalla sua apertura è diventato un punto di riferimento e un orgoglio per l’intera città: all’interno del negozio, infatti, oltre ai più di 300 prodotti acquistabili, dalle amarene agli sciroppi ai topping, offriamo ampio spazio anche ad alcune opere del Premio Fabbri per l’Arte, vere e proprie pillole di bellezza artistica e culturale, che con orgoglio condividiamo con l’intera città, attirando anche visitatori e appassionati. Non solo: lo shop Fabbri è anche the place to be per assaggiare in anteprima tutte le nostre novità di prodotto”.
Fabbri ha attraversato epoche di comunicazione molto diverse, dal Carosello ai social media. Come è cambiato il modo di raccontare un prodotto iconico e quali sono oggi le sfide più grandi nel dialogo con le nuove generazioni?
“Saper raccontare i prodotti che proponiamo al pubblico è sempre stato nel DNA dell’azienda e durante gli ultimi 120 anni abbiamo sempre cercato di trovare i mezzi comunicativi più adeguati. All’inizio, con le affissioni e le pubblicità su carta stampata, che oggi sono diventate oggetti di culto per gli amanti del vintage e poi, negli anni ‘50 del secolo scorso, cogliendo la possibilità di entrare nelle case di tutti gli italiani grazie a Carosello. E’ così che è nato un personaggio memorabile: “Salomone, il pirata pacioccone”. Negli ultimi anni, invece, abbiamo capito la necessità di adoperare le nuove tecnologie: non a caso, siamo stati tra i primi a realizzare un nostro sito web già nel 1997, quando ancora l’utilizzo di Internet non era così comune, e siamo stati dei pionieri anche nell’utilizzo dei social, risale infatti al 2010 l’apertura della nostra pagina Facebook. Credo che sia importante non solo imparare a padroneggiare gli strumenti di comunicazione che i tempi e la tecnologia ci mettono a disposizione, ma soprattutto capire come adattarli al messaggio che si vuole trasmettere. La prima idea vincente però, a mio parere, è stata proprio quella di “vestire”, oltre 100 anni fa, il nostro prodotto iconico, l’amarena, con il vaso con decori bianchi e blu, riconoscibile ormai in tutto il mondo“.
Oltre all’amarena, quali prodotti Fabbri continuano a mantenere una forte tendenza al consumo? E cosa è cambiato nel gusto e nelle preferenze dei consumatori negli ultimi anni?
“Ovviamente la regina di casa Fabbri rimane lei, l’Amarena Fabbri, la cui ricetta è rimasta invariata sin dalla sua creazione e che, ad oggi, è ancora il prodotto simbolo della nostra azienda. I consumatori richiedono prodotti di altissima qualità, di carattere e ricercati. Ad esempio poniamo particolare attenzione al pistacchio, un ingrediente che già da oltre 60 anni selezioniamo scrupolosamente e seguiamo con particolare sapienza durante tutto il processo di produzione, inclusa la delicata fase di tostatura, per il mercato professionale. Da qualche anno, lo utilizziamo per alcuni dei nostri prodotti destinati al consumatore finale, come la crema spalmabile, i topping o i BomBon Cuor di Pistacchio Fabbri, in cui il cioccolato al latte, racchiuso in un sottile strato di zucchero, avvolge la Crema di Pistacchio Fabbri, dal sapore vellutato e intenso, che si scioglie in bocca”.
Quali sono i progetti futuri dell’azienda? E se dovesse scegliere un solo prodotto Fabbri a cui non potrebbe rinunciare, quale sarebbe e perché?
“La nostra divisione di Ricerca e Sviluppo è sempre all’opera per creare nuovi prodotti che sappiano soddisfare le esigenze e i gusti dei consumatori, in continua evoluzione. Ad esempio, per andare incontro ai nuovi trend di consumo che vedono una crescente attenzione ai sapori provenienti dall’oriente, nel 2020 è nato lo Zenzero Fabbri, che ricalca la ricetta della tradizionale Amarena: una sintesi perfetta dell’equilibrio tra tradizione e innovazione di cui parlavamo prima. Al tempo stesso, cerchiamo di reinterpretare i grandi classici del nostro passato e, in generale, della tradizione dolciaria italiana. E’ così che nascono la Colomba, il Panettone e il Pandoro della linea Cuor di Amarena, i dolci per eccellenza delle tradizioni natalizia e pasquale, arricchiti dal gusto inconfondibile dell’amarena“.
Se dovessi scegliere un solo prodotto irrinunciabile di Fabbri 1905, sarebbe, ovviamente, l’Amarena: il frutto da cui tutto è partito”.
Ricetta
Salmone glassato con Zenzero Fabbri
Per la salsa Teriyaki :
Soffriggere il cipollotto e il peperoncino in un filo d’olio; aggiungere la salsa di soia e lo sciroppo dello Zenzero Fabbri. Lasciar ridurre circa della metà.
Per il salmone glassato :
Scottare il salmone senza grassi in padella antiaderente; bagnare con la salsa e glassare in superficie. Tostare le mandorle in forno a 160°C per 5 minuti circa per renderle dorate e croccanti. Condire la rucola con olio e sale e aggiungere le mandorle. Affettare qualche pepita di Zenzero Fabbri a lamelle. Impiattare il salmone di fianco all’insalatina e completare il tutto con le lamelle di Zenzero Fabbri e qualche cucchiaio del suo sciroppo.
Ci sono ricette che sorprendono per la loro semplicità e per l’equilibrio di sapori inaspettati. Questo filetto di maiale al caffè e miele nasce proprio dall’incontro tra due note opposte: l’intensità leggermente amara del caffè e la dolcezza avvolgente del miele. Il risultato è un piatto profumato e armonioso, in cui la carne rimane morbida e saporita, arricchita dal rosmarino e da un sughetto ricco e aromatico.
“L’incontro tra l’intensità del caffè e la dolcezza del miele trasforma un semplice filetto in un equilibrio sorprendente di sapori.”
È una ricetta veloce ma elegante, perfetta per portare in tavola qualcosa di diverso senza complicarsi la cucina. Servito con funghi appena scottati nel fondo di cottura, questo filetto diventa un secondo piatto completo, rustico ma raffinato, ideale per una cena speciale o per sorprendere gli ospiti con un abbinamento originale.
Ingredienti:
1 filetto di maiale di circa 300 gr tagliato a fettine
1 tazzina di caffè espresso
1 cucchiaio di miele
Olio EVO
sale
pepe
aglio (2 spicchi incappucciati)
Rosmarino fresco
Procedimento:
Rosola il filetto in padella con olio EVO, rosmarino e aglio. Sfuma con il caffè, aggiungi il miele, il sale e il pepe. Cuoci coperto 15 minuti. Il caffè darà profondità e una nota leggermente amara. Servi accompagnato da funghi a fette appena scottati nel sughetto del filetto. Se vuoi aggiungi prezzemolo fresco.
C’è qualcosa di irresistibile nella semplicità di un piatto rustico: pochi ingredienti, sapori autentici e un risultato che scalda il cuore.
Le fave e pecorino in crosta di pane sono proprio questo: un incontro tra la dolcezza delle fave, la sapidità intensa del pecorino stagionato (qui quello Abruzzese) e la croccantezza del pane rustico, arricchito dall’aroma del rosmarino.
Perfetto come antipasto, brunch o piatto unico leggero, questo piatto porta in tavola i profumi della campagna italiana, trasformando ingredienti semplici in un piccolo gioiello gastronomico.
Una ricetta ideale per raccontare con foto e parole la bellezza della cucina casalinga, genuina e senza fronzoli.
Ingredienti (per 2 persone):
200 g di fave fresche o surgelate
80 g di pecorino stagionato a scaglie
1 cipolla piccola
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 rametto di rosmarino (meglio se fresco)
Sale e pepe q.b.
4 fette di pane rustico (tipo casereccio o integrale)
Qualche foglia di menta o prezzemolo fresco per guarnire
Procedimento:
Preparare le fave:
Se usi fave fresche, sbollentale 2-3 minuti e togli la pellicina esterna.
Se surgelate, cuocile secondo le istruzioni.
Soffritto aromatico: In una padella, scalda l’olio e fai dorare la cipolla tritata finemente con il rosmarino.
Aggiungi le fave e cuoci per 5-7 minuti, mescolando spesso. Aggiusta di sale e pepe.
Comporre il piatto: Tosta le fette di pane. Distribuisci le fave sopra, aggiungi scaglie di pecorino e un filo d’olio a crudo.
Guarnisci con menta o prezzemolo fresco. Servi subito, caldo, con un bicchiere di vino bianco secco o rosato leggero per un abbinamento rustico ma elegante.
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