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Cazzilli Siciliani

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Ci sono alcune persone che impariamo a conoscerle prima ancora di averle incontrate.

Le vediamo attraverso una fotografia, ascoltiamo le loro parole, seguiamo le loro ricette, osserviamo il modo in cui raccontano ciò che amano. E qualche volta ci facciamo un’idea di loro che poi, quando finalmente le incontriamo, si rivela sorprendentemente vicino alla realtà.

E’ un pò quello che è successo a me con Rita Monforte.

Rita la conoscevo già attraverso i social. Seguivo la sua cucina e mi piaceva il suo modo di raccontarla: una cucina profondamente legata alla tradizione, genuina, fatta di ingredienti semplici e di sapori che hanno una storia, ma anche colorata, allegra, piena di vita.

E poi c’era lei. Quel sorriso grande, luminoso, che accompagnava quasi ogni suo racconto.

Ho sempre avuto la sensazione che dietro quel sorriso ci fosse una bella persona. Una di quelle intuizioni che non sai spiegare bene, ma che senti. Poi è arrivata l’occasione di incontrarla davvero.

Le nostre strade si sono incrociate durante il percorso Food Passion and Profession – Ti lancio, un’esperienza che ho avuto la fortuna di condividere con tante persone che, come me, hanno fatto della passione per il cibo, per la comunicazione e per il racconto una parte importante del proprio percorso.

È stato proprio lì che ho conosciuto Rita di persona. E la cosa bella è che quella sensazione che avevo avuto seguendola sui social è stata confermata.

Rita era esattamente come me l’ero immaginata: sorridente, disponibile, affettuosa, generosa

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Ma conoscendola meglio ho scoperto anche qualcosa che attraverso uno schermo non potevo vedere. Ho scoperto una persona che dietro quel sorriso portava con sé una storia importante. Una vita nella quale non sono mancati momenti difficili, prove, paure e situazioni che hanno richiesto una grande forza. Ed è stato forse proprio questo a farmela apprezzare ancora di più.

Perché a volte conosciamo una persona per ciò che mostra, ma soltanto incontrandola possiamo intuire tutto quello che c’è dietro.

Poi è arrivato un secondo momento, quello in cui Rita mi ha fatto un regalo che oggi ha per me un significato ancora più bello.

Mi ha regalato il suo libro: AI VOSTRI ORDINI.

Io, a mia volta, avevo pensato di portarle un piccolo dono dall’Abruzzo: un oggetto in ceramica di Castelli, una delle espressioni artistiche più preziose e riconoscibili della nostra terra.

È stato un piccolo scambio di pensieri, ma mi piace ricordarlo perché racconta molto di noi: da una parte la Sicilia di Rita, con la sua cucina, le sue tradizioni, i suoi sapori; dall’altra il mio Abruzzo, attraverso quella ceramica che rappresenta una parte della nostra identità.

Due terre diverse, ma unite dalla stessa capacità di custodire nelle tradizioni una parte della propria storia. E così quel libro è arrivato nella mia casa.

E soltanto quando ho iniziato a leggerlo ho capito che non avevo tra le mani semplicemente un libro di cucina. AI VOSTRI ORDINI, di Rita Monforte, pubblicato da Santelli Editore, a cura di Debora Scalzo, con la prefazione di Iginio Massari, raccoglie ricette, ma racconta soprattutto una persona.

Ci sono preparazioni della tradizione siciliana, ci sono ingredienti, profumi e sapori. Ma ci sono anche storie. Storie di famiglia, di affetti, di difficoltà, di persone che hanno lasciato un segno.

Ed è qui che il libro, per me, cambia completamente prospettiva. Perché io quelle pagine le ho lette sapendo di aver conosciuto Rita. Non era più soltanto la Rita che vedevo sui social, quella che sorrideva davanti ai suoi piatti. Era la Rita che avevo incontrato durante il nostro percorso, con cui avevo parlato, riso, condiviso momenti indimenticabili.

E quindi, alcune delle cose che ho letto e che lei ha raccontato con sentimento e trasporto, mi sono arrivate in maniera ancora più forte: pagine dedicate alla sua famiglia e momenti della sua vita che mi hanno emozionata profondamente.

In particolare, il racconto della nascita dei tre gemelli e della difficile lotta per la vita dei piccoli mi ha colpita molto.

Rita racconta quei momenti anche attraverso gli occhi della bambina che era allora, incapace di comprendere fino in fondo ciò che stava accadendo, e della donna che oggi può guardarli con una consapevolezza completamente diversa.

Leggendo alcune di quelle pagine, lo confesso, mi sono commossa.

Perché quando conosci personalmente l’autrice di un libro, le parole acquistano un peso diverso. Non stai semplicemente leggendo, ma stai entrando, con discrezione e in punta di piedi, nella sua vita.

La cucina nel libro è memoria: una ricetta può essere una persona, può essere una domenica in famiglia, una nonna, una madre, una casa, un profumo che arriva dalla cucina e attraversa le stanze e può essere il modo attraverso il quale una tradizione passa da una generazione all’altra.

E in questo mi sono sentita particolarmente vicina a Rita, perché anche per me la cucina è memoria. È il modo in cui cerco di tenere vive le storie della mia famiglia, le ricette delle nonne, i gesti imparati osservando, quei sapori che sembrano semplici ma che dentro hanno un mondo intero.

Forse è per questo che questo libro mi è arrivato così vicino.

Panelle e cazzilli: la Sicilia in un morso

Tra le ricette raccolte nel libro c’è quella delle panelle e dei cazzilli, uno dei simboli dello street food siciliano. È una ricetta povera solo apparentemente, perché dietro pochi ingredienti c’è tutta la forza della cucina popolare: quella capacità straordinaria di trasformare ingredienti semplici in qualcosa di irresistibile. I cazzilli sono crocchette di patate, arricchite con pecorino, prezzemolo e una nota di noce moscata. Accanto, le panelle, preparate con farina di ceci.

Una ricetta che profuma di Sicilia e che ho voluto riportare qui proprio perché rappresenta bene lo spirito del libro: ingredienti semplici, tradizione e memoria.

Panelle e Cazzili – ricetta e foto AI VOSTRI ORDINI di Rita Monforte

Cazzilli siciliani

Ingredienti per 4 persone

● 1 kg di patate farinose

● 200 g di pecorino grattugiato

● prezzemolo tritato q.b.

● noce moscata q.b.

● farina 00 q.b.

● olio di semi di girasole per friggere

● sale e pepe q.b.

Preparazione

Lessare le patate, quindi pelarle e passarle allo schiacciapatate quando sono ancora calde. Raccogliere la purea in una ciotola e aggiungere il pecorino grattugiato, il prezzemolo tritato, una grattugiata di noce moscata, sale e pepe. Lavorare il composto fino a ottenere un impasto omogeneo. Formare con le mani delle piccole crocchette dalla caratteristica forma allungata e lasciarle riposare in frigorifero per circa 30 minuti. Passarle leggermente nella farina e friggerle in abbondante olio di semi di girasole ben caldo, fino a quando saranno dorate e croccanti. Scolarle e lasciarle asciugare su carta assorbente. Aggiungere un pizzico di sale e servirle ancora calde.

Il consiglio? Mangiarle appena fritte, quando fuori sono croccanti e dentro morbide e profumate!


Oggi, quando guardo AI VOSTRI ORDINI, penso quindi a qualcosa che va oltre il libro. Penso al nostro incontro. Al percorso che ci ha fatto conoscere. Alle fotografie di quei giorni, alle persone incontrate, a Sonia Peronaci, a Luana Schweizer e a quell’esperienza che, oltre alla formazione, mi ha regalato anche incontri che sono rimasti.

Penso al momento in cui Rita mi ha consegnato il suo libro.

E penso al piccolo oggetto di ceramica di Castelli che io ho scelto per lei.

Due piccoli regali, apparentemente semplici, ma che oggi mi sembrano raccontare qualcosa di più grande: la bellezza dello scambio, delle passioni che si incontrano e delle storie che si intrecciano.

Rita mi aveva regalato il suo libro. E io, leggendolo, ho ricevuto molto più di quello che immaginavo. Ho conosciuto una parte della sua storia. Ho capito meglio la donna che c’era dietro quel sorriso che già mi aveva conquistata sui social. E ho scoperto che quel sorriso non raccontava una vita senza difficoltà, ma raccontava, piuttosto, una donna che aveva imparato a sorridere anche dopo le difficoltà.

Ed è forse questo il messaggio più bello che mi porto dietro da AI VOSTRI ORDINI.

Non aspettare di essere felice per sorridere, sorridi piuttosto per essere felice

Forse Rita, quel sorriso, me lo aveva già raccontato prima ancora che io leggessi il libro.