Una sala ristorante trasformata in laboratorio di cultura gastronomica, dove tradizione e formazione si sono incontrate in modo concreto.
Si è svolto il 20 aprile presso l’I.I.S. Di Poppa–Rozzi di Teramo l’evento “Virtù a confronto”, dedicato a uno dei piatti più rappresentativi della cucina abruzzese: le Virtù teramane.
Protagonisti gli studenti del polo alberghiero, impegnati in tutte le fasi dell’iniziativa: dall’accoglienza al servizio, fino al racconto del piatto. Un’esperienza immersiva che ha portato la didattica fuori dall’aula, trasformandola in pratica reale e mettendo alla prova competenze tecniche, organizzative e relazionali.
Al centro della giornata, le Virtù: piatto identitario per eccellenza, tradizionalmente preparato il primo maggio, nato come sintesi tra la dispensa contadina di fine inverno e i primi prodotti della nuova stagione. Una ricetta complessa, fatta di equilibri, tempi e gesti che racchiude il senso più autentico della cucina del territorio.
Sette i ristoratori coinvolti, chiamati a proporre una propria interpretazione del piatto, affiancata da abbinamenti studiati per valorizzarne le caratteristiche. Un confronto diretto tra visioni diverse, in equilibrio tra rispetto della tradizione e slancio innovativo:
Piero Cordoni de “La Granseola”, con una virtù di mare ha aperto la degustazione
Alessandro De Antoniis di “Cipria di mare”, con la sua virtù di pesce abbinata a Pecorino DOC Vinum Hadrianum di Atri, affinato in anfore realizzate a Castelli
Tommaso Melzi chef di “Ebrius”, è la sua virtù accompagnata dal Cerasuolo Ausonia
Patrizia Corradetti per il Ristorante Zenobi
Marcello Schillaci de “La Cantina di Porta Romana”, con un cocktail in pairing
Mirna Iannetti de “I Tre Archi”, con il nipote Cristiano – giovane Chef, ex studente dell’Istituto Alberghiero e quarta generazione – in abbinamento ad una birra IPA artigianale de “La Casa di Cura”, aromatizzata con luppolo americano e tè verde cinese.
E poi Rosita D’Antonio appassionata di cucina, con le sue delicate virtù abbinate ad un Cerasuolo dell’Azienda Faraone.
Un percorso degustativo che ha evidenziato la versatilità delle Virtù e la capacità dei ristoratori di reinterpretare un piatto storico senza snaturarne l’identità, attraverso tecniche contemporanee e accostamenti originali.
A valutare le proposte una giuria degustativa, chiamata ad esprimersi sull’equilibrio complessivo e sugli abbinamenti. A conquistare il primo posto è stato Alessandro De Antoniis, premiato per l’armonia tra la sua interpretazione e il Pecorino Vinum Hadrianum.
Nel corso dell’evento, la dirigente scolastica Caterina Provvisiero ha sottolineato il valore formativo dell’iniziativa: “Eventi come questo rappresentano un’occasione concreta per gli studenti di misurarsi con la tradizione, comprenderne il significato più profondo e trasformarla in competenza. La cucina è cultura viva: esperienze come questa di oggi insegnano a custodirla e a interpretarla con uno sguardo contemporaneo”.
Particolarmente apprezzata la sinergia con i ristoratori del territorio, che ha reso “Virtù a confronto” un vero momento di dialogo tra scuola e mondo del lavoro. Non solo degustazione, dunque, ma un’esperienza completa, fatta di profumi, gesti e relazioni, in cui il cibo si conferma strumento di trasmissione culturale.
L’iniziativa si consolida così come un appuntamento capace di valorizzare il patrimonio gastronomico locale e, allo stesso tempo, di proiettarlo nel futuro attraverso le nuove generazioni.
Dietro la pagina IG “Pizzelle e Fantasia” c’è la passione e la creatività di Rosalia Petrella, blogger abruzzese che ha trasformato l’amore per la cucina di casa in uno spazio digitale dedicato alle ricette della tradizione.
Nel suo profilo social convivono piatti semplici, dolci tipici e preparazioni tramandate nella famiglia, ma raccontati con uno stile genuino e accessibile.
Rosalia Petrella “@pizzelleefantasia”
Attraverso le sue ricette, Rosalia condivide non soltanto procedimenti e ingredienti, ma anche ricordi, esperienze e piccoli segreti della cucina domestica. Tra le protagoniste non potevano mancare le Pizzelle abruzzesi, dolci tipici dell’Abruzzo conosciuti anche con il nome di “ferratelle” o “neole”: sottili cialde dorate, cotte in un apposito ferro decorato, e preparate con ingredienti semplici come uova, farina, zucchero e olio (oppure burro).
A seconda delle zone, possono essere morbide o croccanti, e vengono spesso aromatizzate con anice, vaniglia o limone.
Simbolo delle feste e della pasticceria abruzzese “di casa”, le pizzelle rappresentano perfettamente il legame tra territorio, memoria e convivialità; e proprio da questa tradizione prende il nome la pagina di Rosalia, che, attraverso le sue ricette, racconta la cucina di casa e la cultura gastronomica della regione a cui apparetiene, l’Abruzzo.
Per conoscere meglio la storia di Rosalia e del progetto “Pizzelle e Fantasia”, le ho rivolto qualche domanda.
Come è nata la pagina Instagram “Pizzelle e Fantasia” e quando hai deciso di condividere online le tue ricette?
“Se oggi esiste una pagina Instagram con questo nome – e presto anche un blog – il merito è soprattutto delle mie sorelle. Sono decisamente più “social” di me e hanno intuito il valore della mia proposta, che potrei definire anticonvenzionale: portare una ventata di modernità intorno a una tradizione antica come quella delle pizzelle.
Per me questo progetto rappresenta anche una svolta personale. Dopo la gioia di diventare madre e la scelta di mettere da parte l’affermazione professionale per dedicarmi completamente a mio figlio, ho sentito il bisogno di ritagliarmi uno spazio tutto mio. Crescere un bambino autistico richiede impegno e dedizione costanti, e “Pizzelle e Fantasia” è diventato per me un luogo di gratificazione e di energia, un piccolo spazio creativo che mi appartiene”.
Quanto hanno influenzato la tua cucina le tradizioni familiari e la cultura gastronomica abruzzese?
“Le tradizioni familiari e la cultura gastronomica abruzzese sono il cuore della mia cucina. In un certo senso ne danno la forma.
Uso il ferro per pizzelle per esprimermi in cucina, e quello che utilizzo è stato realizzato artigianalmente da mio padre. Anche quando mi lascio guidare dalla fantasia e sperimento nuove combinazioni, la pizzella resta sempre il simbolo della mia terra e il legame più autentico con le mie radici abruzzesi“.
Qual è la ricetta che rappresenta di più il tuo blog e la tua storia in cucina?
“La pizzella che ho scelto di condividere in questo spazio, con chi mi legge, (La Pizzella salata al formaggio) rappresenta perfettamente la mia pagina e la mia storia.
La cucina è una delle mie più grandi passioni e mi accompagna sin da bambina, quando ero il “secondo chef” di mia nonna ai fornelli di una famiglia numerosa. Con lei ho trascorso moltissimo tempo e proprio osservandola ho capito che la cucina regionale, anche quando appare semplice, richiede dedizione, pratica e cura.
Oggi, in ogni ricetta che preparo, vivono le mie emozioni più belle. Scelgo con attenzione i ricordi che devono “condirla”, ed è forse questo il motivo per cui le mie preparazioni sorprendono sempre“.
Nella pagina alterni tradizione e creatività: come trovi l’equilibrio tra ricette classiche e nuove idee?
“Un esempio di questo equilibrio è rappresentato dalle mie pizzelle salate. Le definisco “mie” perché sono diverse da quelle tradizionali, solitamente sottili e croccanti, al massimo arricchite con qualche spezia.
Le mie pizzelle salate sono morbide e al formaggio e nascono da un ricordo molto preciso: la città di Perugia, gli anni universitari, la torta al formaggio, il primo sole dopo mesi di nebbia e il viaggio di ritorno verso casa. Sono profumi e sensazioni legati alla Pasqua e ai riti quaresimali che mi riportano alla memoria la mia amata nonna.
Per me la creatività nasce proprio dall’incontro tra memoria e nuove esperienze“.
Che ruolo pensi abbiano oggi i food blogger nel raccontare e preservare le tradizioni culinarie locali?
“Credo che oggi i food blogger possano avere un ruolo molto importante nel raccontare e preservare la cucina tradizionale, soprattutto quelle preparazioni che rischiano di essere dimenticate.
La pizzella è un esempio perfetto: è motivo di grande orgoglio per gli abruzzesi, ma fuori dai confini regionali è ancora poco conosciuta. Mi fa molto piacere vedere lo stupore di chi la scopre per la prima volta o la curiosità di chi si avvicina a questa tradizione grazie alle mie ricette“.
C’è un ricordo legato alla cucina che senti ancora oggi quando prepari una ricetta per il blog?
“Senza dubbio il ricordo più forte è quello di mia nonna. Con lei ho trascorso tantissimo tempo in cucina, osservando, imparando e condividendo momenti semplici ma preziosi.
In quella cucina ho capito che cucinare non significa soltanto preparare un piatto, ma custodire memorie, affetti e tradizioni. Ancora oggi, quando preparo una ricetta per il blog, sento riaffiorare quei profumi e quei gesti che appartengono alla mia infanzia“.
Come immagini il futuro di “Pizzelle e Fantasia”?
“Ho due desideri per il futuro del progetto. Il primo, più immediato, è completare la pubblicazione del blog, attraverso il quale continuare a condividere ricette e racconti legati alla cucina.
Il secondo è un obiettivo più ampio: vorrei contribuire a sfatare l’idea che ferri e pizzelle siano un’attività “da nonne”. Mi piacerebbe che diventassero invece un’arte e un piacere per tutti, donne e uomini appassionati di cucina, proprio come lo sono io”.
Pizzelle salate morbide al formaggio
Ingredienti per circa 30 pizzelle della grandezza di un palmo della mano:
6 uova calibro grande
Sale fino q.b.
50 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
50 gr di Emmental grattugiato a scaglie sottili
1 vasetto di yogurt bianco senza zucchero (125 gr)
125 gr di olio di semi di girasole
400 gr di farina 00
1 bustina di lievito istantaneo, per preparazioni salate
Procedimento:
In una ciotola sbatti energicamente, con l’aiuto di una frusta, le uova ed il sale. Continuando a sbattere ad ogni aggiunta e nel seguente ordine, unisci olio, yogurt, Emmental, Parmigiano, lievito e, infine, la farina.
Fa’ arroventare il ferro, ungilo e adagia l’impasto al centro della piastra inferiore.
Attendi la cottura, ruotando il ferro, di tanto in tanto, e praticando movimenti orizzontali, da sx vs dx e da dx vs sx, per favorire, da entrambi i lati, una distribuzione uniforme del calore. Sempre che tu non abbia un ferro tondo, la cui superficie sta tutta sulla fiamma.
Deliziose, da gustare calde e fredde, da sole o doverosamente imbottite.
Qualche consiglio 👀:
Durante la cottura, riponi le pizzelle su un piano ampio, ricoperto con una tovaglia di cotone, per favorirne il raffreddamento.
La conservazione: sconsigliata nei sacchetti di plastica, e’ preferibile nei box di vetro, in frigo.
Finche’ le temperature lo consentono, si puo’ pensare di tenerle in un cesto, coperte con un canovaccio, in un luogo fresco ed asciutto.
Si consiglia il consumo entro 2 gg dalla preparazione.
Il Pollo ai tre sottaceti: ma cosa sarà mai? E quali sono questi TRE sottaceti che vanno messi nel pollo?
Una ricetta di famiglia, di quelle che vengono da tanto lontano e che ho proposto alla cena dell’altra sera a casa mia, che io ho simpaticamente chiamato #acasadicarla !
Ho avuto dubbi sul terzo sottaceto, l’altra sera … poi, mentre cucinavo, ho chiamato la zia Gabriella: i carciofini sott’olio e aceto, quelli piccoli piccoli che in realtà servono per la guarnizione del pollo, una volta impiattato e prima di portarlo a tavola. E io ho avuto la fortuna di guarnire il pollo con quelli fatti in casa dalla zia!
E gli altri due?! La “giardineiera” tagliata a pezzi piccoli e il “misto sott’olio” (pure tagliato a pezzetti).
Il pollo poi era ruspante e tagliato magistralmente a pezzettini (merito del mio macellaio di fiducia)!
Ingredienti (per 8 persone)
1 pollo ruspante tagliato a piccoli pezzi
1 barattolo di giardiniera
1 barattolo di sottoli (antipasto)
1 barattolo di carciofini (per guarnire)
Aglio 2/3 spicchi
Sale qb
Pepe in grani qb
Rosmarino 2 rametti
Bacche di ginepro schiacciate 4/5
Vino bianco 1/2 bicchiere
Salvia fresca 6/7 foglie
Alloro (lauro) 2 foglie
Olio evo qb
Scorza di 1/2 limone
Preparazione:
In un recipiente ampio mettere il pollo tagliato con tutti gli odori (compreso l’aglio schiacciato), il sale e il pepe in grani. Bagnare con il vino e un filo di olio evo. Mescolare. Coprire con la pellicola e riporre in frigo per almeno 4/5 ore. Trascorso il tempo, trasferire in un’ampia padella e iniziare a cuocere (il pollo si deve rosolare bene). Mescolare per 7/8 minuti. Una volta rosolato, aggiungere i sottoli e la giardiniera tagliata a piccoli pezzi, e continuare a cuocere mescolando. Trasferire in una taglia da forno e infornare a 190 gradi per 30/40 minuti, mescolando i pezzi di pollo di tanto in tanto. Una volta ben cotti (devono un po’ colorirsi (anche i sottaceti), trasferire nuovamente nell’ampio padella, mescolare e aggiustare di sale. Una volta cotto, impiattare in un grande vassoio, e guarnire con i carciofini. Servire.
I “saltimbocca alla romana”, sottili fettine di carne di vitello con prosciutto crudo e salvia, “saltano in bocca” per la loro gustosità e, trattandosi di bocconi piuttosto piccoli, possono essere assaporati in una sola mossa (in un solo boccone).
Controversa la loro origine: qualcuno afferma che siano di origine bresciana, ma i più li considerano un piatto della gastronomia tradizionale romana: semplici, veloci e saporiti, uno tira l’altro … saltando in bocca!
Ottimi se accompagnati da contorni tradizionali, come ad esempio le patate al forno, oppure dagli spinanci saltati o dai classici carciofi “alla romana”. Sicuramente un piatto di facile preparazione, abbastanza economico, che riesce sempre a stupire, soprattutto se accompagnato da un buon calice di vino bianco.
Ma quale?
Le opzioni sono tante … ma bisogna fare attenzione a scegliere un vino che ne esalti la delicatezza e al tempo stesso la sapidità. La tendenza dolce della carne di vitello, cotta velocemente in padella nel burro e olio e leggermente infarinata; e poi c’è la salvia, il suo profumo, che si accompagna alla sapidità del prosciutto crudo (qui ho scelto un San Daniele). Quindi, un vino dotato di freschezza, abbastanza morbido e non troppo sapido, profumato, con nuance fruttate ed erbacee, ma anche delicatamente agrumate.
Non ci resta che corciarci le maniche e iniziare a preparare i nostri saltimbocca!
Ingredienti:
4 fettine di noce di vitello (tagliate in due)
8 foglie di salvia
8 mezze fette di prosciutto crudo
40 ml di marsala secco (oppure di vino bianco)
50 gr di farina
50 gr di burro
Olio extravergine di oliva qb
8 stuzzicadenti
Preparazione:
Prendere le fettine di vitello e tagliarle in due con delle forbici. Su ognuna, adagiare una mezza fettina di prosciutto crudo e una foglia di salvia. Bloccatele con uno stuzzicadenti.
In una padella ampia versate un giro di olio EVO e mettete anche il pezzetto di burro: fate sciogliere a bassa temperatura. Nel frattempo, adagiate la parte inferiore del saltimbocca nella farina e, una volta preparati, poneteli delicatamente nella padella. Se volete mettete un pizzico di pepe e aggiustate di sae. Appena la parte inferiore sarà leggermente dorata, sfumare con il marsala secco o con il vino bianco. Lasciate evaporare (se necessario aggiungere poca acqua). Girateli velocemente e lasciate cuocere un minuto. Spegnete il fuoco, impiattate e irrorate con la salsina di cottura.
Un mese “pieno” e colorato questo di Giugno 2024 sul mensile NOVELLA CUCINA.
Piovono PACCHERI e POLPETTE … e tante sfiziose ricettine tutte da provare.
Ma lo sapete che i paccheri vengono chiamati anche “schiaffoni”? E che il loro nome sembra che provenga dal rumore che questo formato di pasta – intriso di sugo al pomodoro oppure di sugo alla Genovese – fa cadendo nel piatto o rimescolato, pieno di salsa, nella zuppiera?
A Napoli non è raro sentirsi dire “mo’ ti dò un pacchero”, quando scherzosamente si minaccia una manata al malcapitato di turno!!
E poi ci sono “I Miei Paccheretti Originale 1915” di Pasta Latini (https://www.pastalatini.com/) un’azienda marchigiana in provincia di Ancona, che, nel 1992 ha avuto l’intuizione di riscoprire e rilanciare un grano che era quasi scomparso, quello del “Senatore Cappelli” in purezza: un frumento duro e aristato, con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, scomparso per decenni, e da cui si ottiene una pasta dal colore ambrato (simile a quello della spiga), gradevolissima al palato e molto facile da digerire.
Vi lascio con qualche foto e con un pò di curiosità … Se volete in edicola, o presto qui nel blog, potrete trovare altre storie, altre ricette e altre piccole curiosità!
Una giornata dell’anno dedicata interamenteall’amore, all’amicizia e a tutti gli innamorati.
Una celebrazione che trae le sue origini da molto lontano: numerose sono le ipotesi che si snodano e si raccontano tra leggenda e mistero: qualcuno afferma, addirittura, che la festa sia stata istituita ai tempi di Romolo e Remo per l’allattamento da parte di una lupa; altri, invece, la fanno risalire all’antica tradizione romana dei Lupercalia, le feste paganeche si svolgevano durante il mese di febbraio, per onorare il dio Fauno (Luperco), protettore del bestiame e della fertilità.
Ma con l’avvento della religione cristiana, i Lupercalia furono reinterpretati e sostituiti da Papa Gelasio I con la Festa del 14 febbraio, dedicata a San Valentino, il Vescovo Martire che, narra la leggenda, fu il primo a celebrare l’unione tra un legionario romano e una donna cristiana.
In tutto il mondo, in Italia, in Europa, in Giappone, nel Regno Unito, in America, … San Valentino è ormai diventata una festa molto popolare, anche se ogni Paese conserva le proprie tradizioni e, a volte, lo celebra in una data differente.
E così, spinta dalla mia innata curiosità, ho fatto una breve ricerca sul web e ho scoperto che … mi piacerebbe trascorrere la festa di San Valentino in Catalogna, ma nella giornata del 23 aprile!
Perchè?!?! Leggete qui e lasciatevi trasporatare dal romanticismo anche a tavola …
Anzi … si cerca di riutilizzare al meglio quello che avanza, a volte con risultati inaspettati!! Piovono polpette … da me!
Il ripieno: vi ricordate i Balanzoni Bolognesi?! Quei tortelloni verdi ripieni di #ricotta e #mortadella ?! Beh, con l’aggiunta di qualche spezia e un altro pochino di ricotta, una panatura top tutta croccante, ho ottenuto queste piccole polpette cotte in forno e saporitissime!
Ingredienti:
Ricotta vaccina 230 gr
mortadella 170 gr
formaggio grattugiato 100 gr
spinaci freschi 130 gr
noce moscata q.b.
sale q.b.
pepe q.b.
1 uovo intero
1 cucchiaio di pangrattato
Panatura di mais speziata
olio EVO qb
Procedimento:
In un recipiente capiente amalgamare la ricotta con l’uovo, la maortadella tritata in mixer, gli spinacoi sbollentati per un minuto in acqua calda salata, strizzati e raffreddati, il formaggio e tutti gli altri ingredienti (ad eccezione del Pangrattato speziato).
Formare delle piccole biglie schiacciate, avvolgerle nella panaura e disporle su una teglia rivestita di carta da forno, aggiungendo un filo di olio EVO.
Mettere in forno a 180 gradi per 10/15 minuti. Servire calde.
Tornaco, un piccolo borgo piemontese in provincia di Novara, è conosciuto soprattutto per l’edificio storico Villa Marzoni, oggi sede del Museo della Civiltà e Cultura della Bassa Novarese e per l’antico Castello, distrutto e riscostruito più volte nel corso degli anni.
Ma a Tornaco, oltre alle bellezze da ammirare e visitare, possiamo trovare il riso carnaroli classico e lo zafferano di Daniela Monfrinotti, sommelier del riso, e la sua Azienda che vanta una storia di tanti anni fa.
Mi racconta Daniela che l’Azienda è nata alla fine del 1800 e che, ad occuparsene, erano i suoi nonni e poi i suoi genitori. Sarà probabilmente l’amore per la famiglia e per la sua terra, che hanno spinto e convinto Daniela e suo marito Attilio a portare avanti con entusiasmo quel progetto che sa di antico.
Recentemente, avete inserito anche una gamma di risi “semipronti”. Quali sono le caratteristiche che li rendono “diversi” rispetto agli altri?
“Il riso carnaroli classico e l’autenticità e la genuinità delle migliori materie prime. Il nostro riso, per esempio, di cui curiamo e monitoriamo costantemente la coltivazione in ogni sua fase, viene essiccato e trasformato con cura, prestando attenzione agli effetti della lavorazione sulla resa in cottura del prodotto finito. Per questo, nell’impianto di trasformazione, è stata reintrodotta la sbiancatura a pietra tramite le storiche macchine Amburgo, le uniche in grado di fornire lo standard qualitativo ricercato”.
Copertina Rivista VistoTVCarla De Iuliis e Daniela Monfrinotti (Azienda Agricola della Bassa Novarese)
l timballo è un piatto della tradizione culinaria unico per ogni regione, che si differenzia per luogo, cultura, ingredienti utilizzati ma soprattutto per i metodi di preparazione propri di ogni famiglia.
In Abruzzo è considerata timballo sia la preparazione a base di scrippelle e sia quella con pasta fresca all’uovo sottile.
Nella mia famiglia le versioni sono due (ma sempre di scrippelle): una “rossa”, tradizionale e l’altra “in bianco” (a base di verdure).
Nella famiglia paterna, in quello “bianco”, oltre a piselli e spinaci, venivano utilizzati anche carciofi e zucchine pastellati.
E poi … il timballo in bianco veniva proposto sempre in occasione delle festività Pasquali oppure durante qualche occasione “più primaverile” … sicuramente per la presenza di verdure.
Entrambe le versioni sono accomunate da un requisito: assaggiate una volta, non le lascerete mai più!
Ingredienti per 6 persone:
10 uova (per le scrippelle)
10 cucchiai di farina
10 mezzi gusci d’uovo di acqua
100 gr di parmigiano grattugiato
2 mozzarelle fiordilatte
50 pallottine di carne fritte (o carne macinata ripassata in padella con un pò di pomodoro)
1 litro di polpa di pomodoro
Sale, pepe, noce moscata q.b.
Olio evo
Una noce di burro per ungere la teglia e per guarnire il timballo prima di infornare
Teglia da forno a bordo alti (quadrata o rettangolare)
Procedimento:
Per le scrippelle utilizzare per ogni uovo, 1 cucchiaio raso di farina e 1/2 guscio di acqua e procedere nella preparazione delle “crêpes” utilizzando una padella capiente unta leggermente di olio evo o di lardo (vedi il video su YouTube delle scrippelle ‘mbusse). Preparare il sugo rosso con il pomodoro, in cui saranno tuffate le polpettine di carne già fritte.
Disporre le scrippelle sulla teglia imburrata per foderarla, in modo tale che ne fuoriescano le estremità.
Creare uno strato di sugo con le polpettine, mozzarella e parmigiano, sale, pepe e noce moscata.
Coprire con altre scrippelle e ripetere gli strati a piacimento, fino ad esaurire gli ingredienti.
Ripiegare i lembi delle scrippelle e coprire con altre sue scrippelle. Cospargere con fiocchetti di burro.
Mettere il timballo nel forno caldo e a calore moderato per circa un’ora. Servire caldo.
“La vostra fama è come il fiore, che nasce e muore, e si secca allo stesso sole che gli ha dato vitadall’acerba terra.”
(Dante Alighieri – Purgatorio, Canto XI – La Divina Commedia)
Queste di oggi … le mie UOVA in PURGATORIO “diverse” …
Affogate in una crema di #peperoni … ROSSI con un crunch di pane aromatizzato …
Ringrazio Angelo Monticelli e Masseria Tattoni di Bellante (Teramo) per l’ispirazione e … ho deciso che mercoledì sera sarà l’antipasto per la mia prossima cena … tra amici ☺️ #acasadicarla (piccolo spoiler ☺️)
Ingredienti per 4 persone:
4 uova
2 peperoni rossi grandi
150 gr di passata di pomodoro
4 cucchiai di olio evo
Basilico fresco
2 spicchi di aglio
Sale
2 fette di Pane raffermo
Essenze varie tritate
Procedimento:
In un pentolino a sponde alte ho inserito 4 cucchiai di olio evo e l’aglio. Ho poi versato la polpa di pomodoro e i peperoni a pezzetti, il sale e ho fatto cuocere a fuoco moderato per circa 10 minuti, coperchiando. Ho poi aggiunto un paio di foglie di basilico e spento il fuoco. Ho frullato tutto così da ottenere una crema.
In un pentolino – dopo aver tritato il pane con gli odori – ho fatto leggermente dorare il preparato e nesso da parte.
Nella padella per crêpes ho distribuito nelle 4 forme le uova, salato e coperchiato a fuoco moderato per 3/4 minuti, facendo attenzione a non far rapprendere i tuorli delle uova.
Ho Servito le uova affogate nella crema in ciotole con sopra il crunch di pane ed essenze, guarnendo con foglie di basilico.
Uova in Purgatorio in crema di peperoni e crunch di pane aromatizzato
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.