La ciambella questa mattina profuma di casa e … di cioccolato!
Dopo la mia Cena “A Casa di Carla” tutta dedicata al CIOCCOLATO non riesco a cucinare altro (ah … intanto devo ringraziare tutte quelle persone che stanno apprezzando la serata … siete veramente tantissimi ☺️ e … vi anticipo subito che più in là ci sarà una replica pazzesca 😉)…
E comunque il cioccolato ora è dappertutto🤣
Questa ciambella è nata così … cacao “super” in dispensa, yogurt greco in frigorifero, farina 00 e tante gocce di cioccolato fondente. E, credetemi …
“Basta una fetta a colazione, una tazza di latte o di caffè e la giornata parte con il sorriso” 😊
Morbidissima con un effetto bicolore: a metà dell’impasto ho aggiunto 2 cucchiai di cacao amaro.
Una ricetta semplice, sofficissima e perfetta da condividere (in famiglia) oppure … da concedersi tutta per sé!
Ricetta
Ingredienti:
4 uova
200 g di zucchero
300 g di yogurt greco
140 ml di olio di semi di girasole
300 g di farina 00
1 bustina di lievito per dolci
120 g di gocce di cioccolato fondente
2 cucchiai di cacao amaro
zucchero a velo o crema di cioccolata per guarnire
Procedimento:
Montate le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Unite lo yogurt greco e l’olio di semi, continuando a mescolare.
Aggiungete la farina setacciata con il lievito e amalgamate fino a ottenere un impasto liscio. Incorporate le gocce di cioccolato fondente.
Dividete l’impasto in due parti e in una aggiungete i 2 cucchiai di cacao amaro, mescolando bene.
Versate nello stampo da ciambella imburrato e infarinato alternando i due impasti, creando un delicato effetto marmorizzato.
Cuocete in forno statico preriscaldato a 180°C per circa 30-35 minuti (fate sempre la prova stecchino).
Lasciate raffreddare e, se vi piace, completate con una spolverata di zucchero a velo o crema di cioccolata (io le uova di Pasqua in avanzo sciolte al microonde).
Un dress code nei toni del marrone e dell’oro. Una tavola pensata nei minimi dettagli e un menu interamente dedicato al cacao e al cioccolato.
Così è andata la serata di “Chocolat”, l’ultimo appuntamento delle cene A Casa di Carla.
Bollicine, cioccolato fondente e fiocchi di sale Maldon, un liquore al cioccolato, piatti insoliti, tante risate e quella leggerezza che nasce quando ci si ritrova semplicemente per stare bene insieme.
Perché le mie cene sono sempre così: un tema da raccontare, una tavola da condividere e piccoli momenti da custodire.
Grazie a tutte per aver trascorso con me un altro pezzetto di strada. ❤️🍫✨
A Casa di Carla, alla fine, non si porta in tavola soltanto il cibo, ma anche l’amicizia, la bellezza e il piacere di regalarsi del tempo.
Guarda qui la galleria fotografica:
Da sx verso dx: Carla Seconi, Martina Maranella, Daniela D’Antonio, Carla Di Giamberardino, Silvia Di Lorenzo, Carla De Iuliis (io), Alessandra Maranella, Maria Di Domenico, Federica Matteucci, Marcella Venere Il Menu
Una terrazza, il tramonto che colora i calici e quei piatti semplici che sanno subito d’estate🍷 Ieri sera una cena per due, aria tiepida, chiacchiere lente e uno stuzzico fresco e saporito preparato in pochi minuti, dopo una lunga giornata a lavoro, ma capace di trasformare l’aperitivo in un piccolo e piacevole rito.
Base di cetriolo croccante, feta greca cremosa, pomodorini confit cotti in friggitrice ad aria e olive taggiasche. E ancora … olio evo, sesamo, origano, basilico secco e un pizzico di magia estiva.
Il calice? Da Abruzzese, un buon Montepulciano d’Abruzzo, perfetto per brindare alle sere leggere e alle cene all’aperto, come piace a me. Anzi … a Noi!
Bit di feta e cetriolo croccante
cetriolo a fette spesse
feta greca sbriciolata
pomodorini conditi con olio, sale, zucchero, origano e cotti in friggitrice ad aria a 180° per circa 10 minuti
olive taggiasche denocciolate
olio evo abbondante
sesamo e spezie a piacere
Preparazione:
Assemblate tutto, fermate con uno stecchino e servite freddo con abbondante olio evo🍅🍷
Una sala ristorante trasformata in laboratorio di cultura gastronomica, dove tradizione e formazione si sono incontrate in modo concreto.
Si è svolto il 20 aprile presso l’I.I.S. Di Poppa–Rozzi di Teramo l’evento “Virtù a confronto”, dedicato a uno dei piatti più rappresentativi della cucina abruzzese: le Virtù teramane.
Protagonisti gli studenti del polo alberghiero, impegnati in tutte le fasi dell’iniziativa: dall’accoglienza al servizio, fino al racconto del piatto. Un’esperienza immersiva che ha portato la didattica fuori dall’aula, trasformandola in pratica reale e mettendo alla prova competenze tecniche, organizzative e relazionali.
Al centro della giornata, le Virtù: piatto identitario per eccellenza, tradizionalmente preparato il primo maggio, nato come sintesi tra la dispensa contadina di fine inverno e i primi prodotti della nuova stagione. Una ricetta complessa, fatta di equilibri, tempi e gesti che racchiude il senso più autentico della cucina del territorio.
Sette i ristoratori coinvolti, chiamati a proporre una propria interpretazione del piatto, affiancata da abbinamenti studiati per valorizzarne le caratteristiche. Un confronto diretto tra visioni diverse, in equilibrio tra rispetto della tradizione e slancio innovativo:
Piero Cordoni de “La Granseola”, con una virtù di mare ha aperto la degustazione
Alessandro De Antoniis di “Cipria di mare”, con la sua virtù di pesce abbinata a Pecorino DOC Vinum Hadrianum di Atri, affinato in anfore realizzate a Castelli
Tommaso Melzi chef di “Ebrius”, è la sua virtù accompagnata dal Cerasuolo Ausonia
Patrizia Corradetti per il Ristorante Zenobi
Marcello Schillaci de “La Cantina di Porta Romana”, con un cocktail in pairing
Mirna Iannetti de “I Tre Archi”, con il nipote Cristiano – giovane Chef, ex studente dell’Istituto Alberghiero e quarta generazione – in abbinamento ad una birra IPA artigianale de “La Casa di Cura”, aromatizzata con luppolo americano e tè verde cinese.
E poi Rosita D’Antonio appassionata di cucina, con le sue delicate virtù abbinate ad un Cerasuolo dell’Azienda Faraone.
Un percorso degustativo che ha evidenziato la versatilità delle Virtù e la capacità dei ristoratori di reinterpretare un piatto storico senza snaturarne l’identità, attraverso tecniche contemporanee e accostamenti originali.
A valutare le proposte una giuria degustativa, chiamata ad esprimersi sull’equilibrio complessivo e sugli abbinamenti. A conquistare il primo posto è stato Alessandro De Antoniis, premiato per l’armonia tra la sua interpretazione e il Pecorino Vinum Hadrianum.
Nel corso dell’evento, la dirigente scolastica Caterina Provvisiero ha sottolineato il valore formativo dell’iniziativa: “Eventi come questo rappresentano un’occasione concreta per gli studenti di misurarsi con la tradizione, comprenderne il significato più profondo e trasformarla in competenza. La cucina è cultura viva: esperienze come questa di oggi insegnano a custodirla e a interpretarla con uno sguardo contemporaneo”.
Particolarmente apprezzata la sinergia con i ristoratori del territorio, che ha reso “Virtù a confronto” un vero momento di dialogo tra scuola e mondo del lavoro. Non solo degustazione, dunque, ma un’esperienza completa, fatta di profumi, gesti e relazioni, in cui il cibo si conferma strumento di trasmissione culturale.
L’iniziativa si consolida così come un appuntamento capace di valorizzare il patrimonio gastronomico locale e, allo stesso tempo, di proiettarlo nel futuro attraverso le nuove generazioni.
Ci sono ricette che sorprendono per la loro semplicità e per l’equilibrio di sapori inaspettati. Questo filetto di maiale al caffè e miele nasce proprio dall’incontro tra due note opposte: l’intensità leggermente amara del caffè e la dolcezza avvolgente del miele. Il risultato è un piatto profumato e armonioso, in cui la carne rimane morbida e saporita, arricchita dal rosmarino e da un sughetto ricco e aromatico.
“L’incontro tra l’intensità del caffè e la dolcezza del miele trasforma un semplice filetto in un equilibrio sorprendente di sapori.”
È una ricetta veloce ma elegante, perfetta per portare in tavola qualcosa di diverso senza complicarsi la cucina. Servito con funghi appena scottati nel fondo di cottura, questo filetto diventa un secondo piatto completo, rustico ma raffinato, ideale per una cena speciale o per sorprendere gli ospiti con un abbinamento originale.
Ingredienti:
1 filetto di maiale di circa 300 gr tagliato a fettine
1 tazzina di caffè espresso
1 cucchiaio di miele
Olio EVO
sale
pepe
aglio (2 spicchi incappucciati)
Rosmarino fresco
Procedimento:
Rosola il filetto in padella con olio EVO, rosmarino e aglio. Sfuma con il caffè, aggiungi il miele, il sale e il pepe. Cuoci coperto 15 minuti. Il caffè darà profondità e una nota leggermente amara. Servi accompagnato da funghi a fette appena scottati nel sughetto del filetto. Se vuoi aggiungi prezzemolo fresco.
C’è qualcosa di irresistibile nella semplicità di un piatto rustico: pochi ingredienti, sapori autentici e un risultato che scalda il cuore.
Le fave e pecorino in crosta di pane sono proprio questo: un incontro tra la dolcezza delle fave, la sapidità intensa del pecorino stagionato (qui quello Abruzzese) e la croccantezza del pane rustico, arricchito dall’aroma del rosmarino.
Perfetto come antipasto, brunch o piatto unico leggero, questo piatto porta in tavola i profumi della campagna italiana, trasformando ingredienti semplici in un piccolo gioiello gastronomico.
Una ricetta ideale per raccontare con foto e parole la bellezza della cucina casalinga, genuina e senza fronzoli.
Ingredienti (per 2 persone):
200 g di fave fresche o surgelate
80 g di pecorino stagionato a scaglie
1 cipolla piccola
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1 rametto di rosmarino (meglio se fresco)
Sale e pepe q.b.
4 fette di pane rustico (tipo casereccio o integrale)
Qualche foglia di menta o prezzemolo fresco per guarnire
Procedimento:
Preparare le fave:
Se usi fave fresche, sbollentale 2-3 minuti e togli la pellicina esterna.
Se surgelate, cuocile secondo le istruzioni.
Soffritto aromatico: In una padella, scalda l’olio e fai dorare la cipolla tritata finemente con il rosmarino.
Aggiungi le fave e cuoci per 5-7 minuti, mescolando spesso. Aggiusta di sale e pepe.
Comporre il piatto: Tosta le fette di pane. Distribuisci le fave sopra, aggiungi scaglie di pecorino e un filo d’olio a crudo.
Guarnisci con menta o prezzemolo fresco. Servi subito, caldo, con un bicchiere di vino bianco secco o rosato leggero per un abbinamento rustico ma elegante.
Ci sono tradizioni gastronomiche che non sono soltanto ricette, ma veri e propri racconti di vita.
In Abruzzo, una di queste storie si chiama Panarda, un’antica usanza (le prime testimonianze la fanno risalire alla seconda metà del Quattrocento) che trasformava la tavola in un luogo di festa, di abbondanza e di comunità.
La Panarda era molto più di un pranzo importante: era un banchetto rituale, un susseguirsi di portate (dalle 20 alle 50) che poteva durare due o tre giorni consecutivi (ma anche quattro), durante i quali gli ospiti restavano seduti a tavola condividendo cibo, vino e conversazioni.
Questa tradizione nasce nella Marsica, in particolare nel piccolo paese di Villavallelonga, in provincia de L’Aquila, in occasione della Festa di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio. Il termine Panarda, invece, ha un’etimologia incerta: dal greco Pan (tutto) e dall’arabo Har (Caldo); oppure Pane e Larde (Pane e Lardo), una delle tante portate messe a tavola durante il banchetto.
“Secondo il racconto popolare e più diffuso, invece, un proprietario terriero locale, si fece inconsapevolmente mietere la sua terra da degli sconosciuti che si rivelarono essere poi dei diavoli. Si dice che il santo li abbia messi in fuga e che la moglie del proprietario terriero, come ringraziamento, avesse distribuito il pranzo a metà del villaggio.
Da quel momento la Panarda divenne simbolo di ospitalità e generosità, un rito capace di raccontare l’anima più autentica della cucina abruzzese.
Durante queste lunghe tavolate le portate arrivavano una dopo l’altra, quasi senza sosta. Antipasti rustici, zuppe contadine, paste fatte in casa, carni arrosto, formaggi stagionati e dolci tradizionali: un viaggio gastronomico che poteva superare le quaranta o cinquanta preparazioni. E a fare la guardia, assicurando al padrone di casa che tutti mangiassero tutto, c’era anche un “guardiano di mensa”.
Tra i piatti più rappresentativi non mancavano mai le fave bollite condite con olio, cipolle e lardo, i maccheroni alla chitarra, preparati con la tradizionale chitarra abruzzese e conditi con un sugo di carne, le pallotte cacio e ova, l’agnello cacio e ova, e naturalmente un vino rosso locale.
Ma più del numero delle portate, ciò che rendeva speciale la Panarda era il suo significato: sedersi a quella tavola significava partecipare ad un momento di condivisione profonda, dove il cibo diventava linguaggio di accoglienza e di amicizia.
E qui il tempo scorreva lento, tra racconti, brindisi e profumi che arrivavano dalla cucina. Ogni piatto raccontava una storia: quella delle campagne abruzzesi, delle mani che lavoravano la pasta, delle famiglie che custodivano ricette tramandate di generazione in generazione.
Oggi la Panarda (per ovvie ragioni) sopravvive soprattutto nella memoria e in alcune rievocazioni gastronomiche (a Lanciano, d’estate ed anche in altri borghi abruzzesi), ma continua a rappresentare una delle immagini più suggestive della cultura culinaria abruzzese.
È il simbolo di una cucina generosa, sincera e profondamente legata al territorio, dove la tavola diventa il cuore della casa e il luogo in cui le persone si incontrano.
E forse proprio questo è il messaggio più attuale di questa antica tradizione: rallentare, sedersi insieme e riscoprire il piacere semplice di condividere il cibo e il tempo. (foto di copertina di Guille B. per Unsplash)
I Piatti della Panarda …
Io l’ho modernizzata un pò e ho preparato per voi alcune ricette!
Le Pallotte Cacio e Ova
Polpette preparate con formaggio e uova, semplici ma incredibilmente saporite.
200 g pecorino grattugiato
100 g Parmigiano Reggiano
3 uova intere
80 g di pangrattato o pane raffermo del giorno prima
prezzemolo (un ciuffetto)
500 ml di passata di pomodoro
aglio (due spicchi)
olio extravergine d’oliva
basilico fresco
Procedimento:
Mescolare pecorino, parmigiano, uova, pangrattato e prezzemolo fino a ottenere un impasto compatto. Con le mani formare piccole polpette e friggerle in olio caldo. Preparare una salsa di pomodoro con aglio e olio e lasciare insaporire le pallotte nel sugo per circa dieci minuti prima di servirle, completando con basilico fresco.
Le Pallotte cacio e Ova
Maccheroni alla chitarra con le pallottine
Per le pallottine:
Carne macinata (250 gr)
1 uovo intero
2 cucchiai di parmigiano
Noce moscata
Sale
Pepe
Prezzemolo
Per gli spaghetti:
300 gr di farina (mista macinata a pietra)
3 uova medie
2 cucchiaio di olio evo
20 ml di acqua
Per il sugo con le pallottine:
Olio per friggere (le pallottine)
Cipolla 🧅
1 bottiglia di pomodoro
Basilico
Olio evo
Sale
Parmigiano grattugiato o pecorino abruzzese (da spolverare sullo spaghetto)
Procedimento:
Preparare le pallottine, mettendo insieme tutti gli ingredienti e impastando con le mani fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo (come per le polpette). Formare tante piccole polpettine e adagiarle su un piano con carta da forno.
Friggere in olio di semi le polpettine e scolarle su carta assorbente.
Preparare il sughetto di pomodoro. Aggiungere in una padella capiente olio evo, cipolla, pallottine fritte, pomodoro passato, sale e basilico fresco. Tenere sul fuoco 15/20 minuti circa.
Preparare l’impasto per gli spaghetti, aggiungendo in un robot da cucina tutti gli ingredienti fino a formare una palla liscia e compatta. Procediamo con il creare le sfoglie di pasta e poi con gli spaghetti. Cospargere di farina.
Mettere l’acqua sul fuoco, il sale e, al bollire, buttare giù gli spaghetti, mescolando di tanto in tanto affinché non si attacchino tra loro. Scolare e versare la pasta nel sugo, mescolando. Cospargere di parmigiano grattugiato. Servire.
L’Agnello Cacio e Ova
Ingredienti per 6 persone:
Bocconcini di carne di agnello (generalmente il cosciotto) 1 Kg e 1/2
• Uova 4
• Succo di 2 limoni grandi
• Pecorino abruzzese grattugiato 3 cucchiai
• Sale q.b.
• Pepe q.b.
• Aglio 2 spicchi
• Rosmarino 1 rametto
• Timo 1 rametto
• Alloro 3 foglie
• Olio extravergine di oliva 3/4 cucchiai
Procedimento:
Prendere i bocconcini di agnello e trasferirli in una padella capiente assieme all’olio EVO, l’aglio in camicia, il rosmarino, il timo e le foglie di alloro, facendoli rosolare bene. Aggiungere il succo di limone, e lasciarlo evaporare; aggiustare di sale e pepe e continuare la cottura a fuoco lento per 25/30 minuti o comunque fino a quando lo spezzatino non risulterà cotto e morbido. Nel frattempo, in una ciotola sbattere le uova con il pecorino abruzzese grattugiato. Eliminare l’aglio, il rosmarino, il timo e l’alloro dalla carne e versare la cremina sulla carne, mescolando velocemente fino a rendere l’agnello “cacio e ova” cremoso.
L’Agnello cacio e ova
Il Parrozzo
Ingredienti:
6 rossi d’uovo + 6 albumi montati a neve
150 gr di mandorle tostate
150 gr di semolino
3 cucchiai scarsi di zucchero per ogni uovo
2 cucchiai scarsi di mandorle amare
buccia grattugiata di 1 limone e di 1 arancia
1/2 bicchierino di succo di limone e di arancia
150-200 g Cioccolato fondente e burro per la copertura
Procedimento:
Preriscaldare il forno a 160 o 170 gradi e imburrare/infarinare uno stampo a semisfera. Tostare leggermente le mandorle e tritarle finemente fino a ridurle in farina. Separare i tuorli dagli albumi. Lavorare i tuorli con lo zucchero finché il composto non diventa chiaro e spumoso. Aggiungere ai tuorli le mandorle tritate, il semolino, la scorza di limone/arancia grattugiata e il liquore. Montare gli albumi a neve fermissima con un pizzico di sale. Incorporare delicatamente gli albumi al composto di tuorli, mescolando dal basso verso l’alto per non smontarli. Versare nello stampo e cuocere per circa 50-60 minuti (fare la prova stecchino). Lasciar raffreddare il parrozzo, poi toglierlo dallo stampo. Sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente con il burro e versarlo sul dolce posizionato su una gratella.
“Le Scrippellette d’oro, baccalà e miele” nascono dall’idea di reinterpretare uno dei simboli più identitari della cucina teramana: le scrippelle. Trasformate in scrippellette fritte, croccanti e leggere, diventano un supporto elegante per la crema di baccalà, creando un piatto che unisce tradizione e contemporaneità.
Il miele d’acacia e la scorza d’arancia creano un ponte aromatico con un vino dolce, tipo moscato, esaltandone le note floreali e agrumate, mentre la sapidità del baccalà mantiene equilibrio e armonia.
Un dialogo perfetto tra memoria e innovazione, che valorizza la cucina abruzzese e l’esperienza del vino.
Il piatto esprime la tradizione abruzzese reinterpretata, mostrando come una preparazione simbolo possa evolvere senza perdere memoria, diventando veicolo di abbinamenti moderni e consapevoli con il vino.
Ingredienti:
Per le scrippellette:
2 uova
60 g farina 00
120 ml acqua
1 pizzico di sale
Olio di semi per friggere (io di arachini)
Per il baccalà mantecato:
200 g baccalà già ammollato
1 cucchiaio olio extravergine d’oliva
1 cucchiaio latte caldo
Per completare:
1 cucchiaino miele d’acacia
Scorza grattugiata di arancia non trattata
Pepe bianco (facoltativo)
Procedimento:
Preparare la pastella: sbattere uova, farina, acqua e sale.
Cuocere le scrippelle sottili in padella. Tagliarle in quadrati o strisce e friggere fino a doratura. Lessare il baccalà, eliminare pelle e lische, mantecare con olio e latte fino a crema liscia.
Comporre il piatto: crema di baccalà sul fondo, scrippellette calde sopra, qualche goccia di miele, scorza d’arancia e pepe. Servire tiepido, accompagnando con un vino dolce, tipo moscato.
Colori vivaci, profumo di dolce appena sfornato e tanta voglia di leggerezza… proprio come questa Crostata morbida allo yogurt con marmellata di fragole 🍓
Soffice, semplice e perfetta per accompagnare un caffè, una merenda o quei momenti in cui basta una fetta di dolce per sentirsi subito meglio.
E con questo rosso brillante… sembra già di portare la Primavera in tavola!
Ingredienti:
2 uova
150 g di zucchero
125 g di yogurt bianco (anche fatto in casa)
80 ml di olio di semi
200 g di farina 00
16 g di lievito per dolci
scorza grattugiata di 1 limone (facoltativa)
1 pizzico di sale
200–250 g di marmellata a scelta (io fragole)🍓
zucchero a velo q.b.
Procedimento:
In una ciotola monta le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungi yogurt e olio di semi, continuando a mescolare. Incorpora farina setacciata, lievito, scorza di limone e pizzico di sale.
Versa l’impasto in uno stampo per crostata morbida(quello con l’incavo) imburrato e infarinato.
Cuoci in forno statico a 180° per circa 20–25 minuti.
Una volta cotta, capovolgi la base, riempi l’incavo con la marmellata che preferisci, decora con zuccherini e spolvera con zucchero a velo.
Le Pere al Vino rosso sono molto scenografiche e contribuiscono sicuramente a rendere la cena davvero unica!
Le ho scelte con cura: non troppo mature e nemmeno troppo grandi; e poi sono stata attenta alla qualità: la più indicata è la Kaiser, ma vanno anche molto bene le Abate o Martin Sec: a voi la scelta. Per il vino, invece, fruttato, comunque leggero e non tannico: io ho utilizzato quello nei brick che si usa per cucinare (tra l’altro per me era un esperimento e non volevo buttare all’aria qualcosa di prezioso)!
E poi ci sono le spezie: via libera alla fantasia!
Buccia d’arancia, buccia di limone, chiodi di garofano, anice stellato, cannella (meglio se non in polvere) …
Andiamo a vedere la ricetta … sono sicura che questo dessert metterà tutti d’accordo!
Ingredienti (per 6 pere):
6 pere
1 litro di vino rosso
160 gr di zucchero semolato
4 chiodi di garofano
2 stecche di cannella (o un cucchiaino di cannella in polvere)
2 di anice stellato
scorza di arancia non trattata
scorza di limone non trattato
Acqua qb
Procedimento:
Sbucciate le pere (lasciando il torsolo ed il picciolo); mettetele in un pentolino capiente, in modo che le pere stiano tutte coperte dal vino (se necessario aggiungete un pochino d’acqua).
Unite lo zucchero, le scorze di arancia e di limone, la cannella e i chiodi di garofano e l’anice stellato; cuocete a fuoco basso finché non saranno morbide (verificate la cottura con uno stuzzicadenti).
Naturalmente, il tempo di cottura dipende dalla varietà di pera utilizzata e della sua grandezza.
Scolate le pere e filtrate il liquido e fate poi ridurre il fondo di cottura in modo tale da ottenere una consistenza sciropposa (abbastanza densa).
Servite le pere con lo sciroppo.
Consigli:Fredde, sono speciali … ma potete anche accompagnarle con gelato fiordilatte, oppure panna oppure con lo zabaione!
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.