L’altro giorno all’Istituto Alberghiero Di Poppa-Rozzi di Teramo la Tavola è stata capace di raccontare molto più di un semplice menu. E’ stata un punto d’incontro tra due mondi gastronomici: l’Abruzzo e l’Ecuador, le tradizioni, i prodotti ed il desiderio di conoscersi attraverso la cucina.

Un’esperienza che ho avuto il piacere di vivere da vicino e che voglio raccontarvi.

Al Di Poppa-Rozzi un pranzo ha concluso la prima fase del progetto internazionale tra la Escuela de los Chefs di Guayaquil e l’Istituto teramano. Tradizioni, formazione e nuove relazioni si sono incontrate in cucina, tra piatti italiani ed ecuadoriani e i vini abruzzesi di Tenuta Morganti.

È questa l’immagine che meglio racconta la giornata del 7 ottobre al Polo Alberghiero dell’Istituto di Istruzione Superiore “Di Poppa-Rozzi” di Teramo, dove un pranzo ha rappresentato un momento particolarmente significativo di “Gusto senza Confini – Italia ed Ecuador: un ponte di sapori, culture e relazioni”.

Il progetto, promosso dalla Camera Binazionale Ecuador-Italia (CBEI) con la collaborazione dell’Ambasciata dell’Ecuador in Italia, dell’IIS “Di Poppa-Rozzi” e della Escuela de los Chefs di Guayaquil, ha portato a Teramo una delegazione di professionisti ecuadoriani per un percorso di formazione, di laboratori e di confronto con studenti e docenti dell’Istituto.

Un incontro che nasce sì dalla cucina, ma che in realtà si prefigge di andare molto oltre, per arrivare a raccontare un’unica storia, ma due territori e due culture lontane.


Dal 5 al 16 ottobre il Di Poppa-Rozzi ospiterà cinque docenti di gastronomia e un docente di sala provenienti dalla Escuela de los Chefs di Guayaquil: gli ospiti ecuadoriani hanno portato con sé prodotti caratteristici della propria tradizione: platano, gamberi, tonno, mais, arachidi e spezie, condividendo con gli studenti teramani tecniche e preparazioni.

Dall’altra parte, la delegazione ha l’opportunità di entrare in contatto con la cucina italiana e, in particolare, con quella abruzzese e teramana, con i suoi prodotti, le sue ricette e la sua cultura dell’accoglienza. Non un semplice corso, dunque, e nemmeno una dimostrazione di cucina.

Piuttosto, uno scambio alla pari, nel quale ciascuno porta qualcosa e torna a casa con qualcosa in più.

È proprio questo uno degli elementi che rendono interessante il progetto: la tradizione non viene considerata qualcosa di statico, ma un patrimonio che può essere conosciuto, condiviso e arricchito attraverso il confronto.


«Vorrei che i ragazzi imparassero l’apertura mentale»

La dirigente scolastica del Di Poppa-Rozzi, Caterina Provvisiero, ha indicato con chiarezza quale sarà il risultato più importante che la scuola vorrebbe lasciare agli studenti al termine di questa esperienza.

«Oltre alle tecniche di cucina o ai segreti di una ricetta ecuadoriana, l’obiettivo più grande è che i nostri ragazzi imparino l’apertura mentale e la curiosità verso la diversità».

Una frase che racchiude il significato più profondo di un’esperienza internazionale vissuta all’interno di una scuola professionale.

«Desidero che portino a casa la consapevolezza che il cibo è cultura, identità e rispetto», ha spiegato la dirigente.

Lavorare fianco a fianco con professionisti provenienti dall’altra parte del mondo significa infatti imparare non soltanto nuove tecniche, ma anche sviluppare capacità relazionali, comunicative e interculturali. E significa comprendere che il mestiere della ristorazione può avere una dimensione internazionale.

«Vorrei che da questa esperienza nascesse in loro il desiderio di esplorare, di viaggiare e di guardare al futuro con un’ampiezza di vedute senza confini».

Un messaggio che va oltre la cucina e che riguarda il modo stesso di intendere la formazione.


Dal Platano al Timballo, la cucina come incontro

Il menu proposto per il pranzo del 7 ottobre ha raccontato bene questo dialogo.

Si parte da alcune preparazioni della tradizione italiana e abruzzese: bignè salato con ricotta, caprino e pomodorini, paninetto al latte con peperoni e uova, formaggio con panko e glassa di aceto balsamico, pallotta cacio e ova e strudel di verdure e salsiccia.

Un percorso che conduce poi verso uno dei piatti più rappresentativi della cucina teramana, il timballo, qui proposto in una versione rivisitata.

Il timballo Teramano rivisitato

Ed è proprio in questo passaggio che il concetto di contaminazione diventa concreto: la tradizione locale non viene messa da parte, ma diventa il punto di partenza per aprire il racconto verso un’altra cultura gastronomica.


Poi, nella seconda parte del menu, arrivano i sapori dell’Ecuador.

Il menu propone le Corviche con tonno, crocchette di platano verde e arachidi servite con tonno stufato all’ecuadoriana.

Un piatto nel quale l’identità ecuadoriana emerge immediatamente attraverso il platano, ingrediente che più racconta l’identità gastronomica dell’Ecuador. Non una semplice banana da consumare come frutta, ma un vero alimento di base, soprattutto nelle regioni della Costa e dell’Amazzonia, presente nella cucina quotidiana e in una grande varietà di preparazioni.

Corviche con Tonno

A deguire il Sango di choco con gamberi e cocólon, una preparazione composta da crema di mais tenero accompagnata da gamberi salati e riso croccante ecuadoriano.

Sango di choco con gamberi e cocólon

E ancora il Manisado di maiale, stufato di maiale a base di arachidi accompagnato da platani maturi dolci.

Manisado di maiale

Tre piatti che raccontano un Ecuador gastronomico fatto di ingredienti che per la cucina italiana possono apparire lontani, ma che diventano immediatamente comprensibili quando arrivano a tavola.

È questo, forse, il bello della cucina: trasformare ciò che è diverso in qualcosa che possiamo avvicinare, assaggiare e comprendere.


Un pranzo che ha raccontato due territori

Il menu, quindi, non è stato semplicemente una successione di portate., ma quasi un percorso geografico.

Da una parte ricotta, caprino, peperoni, uova, cacio, salsiccia e timballo, dall’altra platano, arachidi, mais, gamberi e tonno: ingredienti diversi, tecniche differenti, storie lontane, ma tutti riuniti nello stesso pranzo.

A chiudere il percorso, la torta alle creme, protagonista anche del momento celebrativo con la grande torta sulla quale campeggiava una frase che sembra racchiudere l’intero significato della giornata:

“Due terre, un solo cuore”


Nel calice, tutto il sapore dell’Abruzzo

A fare da compagno al percorso gastronomico sono stati i vini di Tenuta Morganti, con il Trebbiano d’Abruzzo e il Cerasuolo d’Abruzzo “Boccadirosa”: due espressioni del territorio che hanno accompagnato il pranzo mettendo nel calice un altro elemento fondamentale dell’identità abruzzese.

Il Trebbiano d’Abruzzo ha accompagnato le preparazioni con la sua freschezza e versatilità, mentre il Cerasuolo d’Abruzzo, con il suo carattere fruttato e la sua piacevole immediatezza, ha portato a tavola uno dei vini più riconoscibili della regione.

Anche il vino, dunque, ha avuto un ruolo nel racconto.

Perché se l’Ecuador è arrivato a Teramo con la propria biodiversità e con i suoi ingredienti, l’Abruzzo ha risposto attraverso il proprio patrimonio agroalimentare, fatto di prodotti, di tradizioni e di viticoltura.


«È uno scambio alla pari»

Il senso di questo incontro è racchiuso ancora una volta nelle parole della dirigente Caterina Provvisiero.

«L’incontro con l’Ecuador offre ai nostri studenti un bagno di realtà straordinario sulla biodiversità e sulla ricchezza di materie prime e tradizioni millenarie che spesso non conosciamo da vicino. Insegna loro l’umiltà dell’ascolto e la capacità di lasciarsi contaminare da sapori, colori e approcci differenti, riscoprendo quanto possa essere creativo l’incontro tra mondi lontani».

Ma lo scambio non procede in una sola direzione.

«L’Italia e in particolare l’Abruzzo offre alla delegazione ecuadoriana il nostro modello di eccellenza e la cultura dell’accoglienza: un patrimonio basato sulla valorizzazione rigorosa della filiera agroalimentare, sul legame viscerale con la nostra terra e su una formazione professionale d’alto livello che unisce la tradizione all’innovazione».

Fino alla frase che più di tutte sintetizza il progetto:

«È uno scambio alla pari: noi portiamo la maestria e la cura del nostro Made in Italy, loro ci arricchiscono con la loro straordinaria identità e passione».


Ma la giornata del 7 ottobre ha avuto anche un significato istituzionale importante: alla presenza dell’Ambasciatore dell’Ecuador in Italia, S.E. Esteban Moscoso Bohman, è stata presentata e sottoscritta una lettera di intenti con l’obiettivo di creare le basi per una futura collaborazione tra Comuni, istituzioni, aziende, scuole e realtà produttive.

L’obiettivo è guardare già al prossimo passo: una possibile delegazione italiana in Ecuador, per portare dall’altra parte dell’oceano non soltanto prodotti, ma competenze, professionalità, tradizioni e conoscenza del territorio abruzzese.

La formazione diventa così il punto di partenza per costruire relazioni più ampie.

«Oggi compiamo un passo fondamentale: la sottoscrizione di una lettera di intenti, che ha un valore simbolico ma fortemente prospettico», ha sottolineato la Provvisiero.

«L’obiettivo è quello di gettare le basi per la costituzione di una futura delegazione italiana che possa recarsi in Ecuador. Vogliamo che ciascun attore del nostro territorio – ognuno per la propria peculiarità – possa trovare in questa sinergia un’occasione concreta».


«Ciò che nasce qui non resta in una ricetta»

Anche l’Ambasciatore dell’Ecuador in Italia ha voluto sottolineare il valore umano di questo percorso:

«Ciò che nasce qui non resta in una ricetta, ma nelle amicizie, nelle esperienze condivise e nella curiosità verso un altro Paese».

È una frase che accompagna perfettamente il senso della giornata.

Una ricetta può essere insegnata.
Un ingrediente può essere scoperto.
Una tecnica può essere condivisa.

Ma ciò che rimane davvero è la relazione che nasce intorno a quella ricetta.

Un momento dell’incontro del 7 ottobre al Polo Alberghiero “Di Poppa-Rozzi” di Teramo

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