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L’alta cucina italiana incontra la solidarietà nel cuore dell’Abruzzo. Il prossimo 6 luglio Piazza Martiri della Libertà, a Teramo, ospiterà “I Bambini che contavano le stelle”, la cena di gala benefica che riunirà alcuni tra i più importanti chef italiani per sostenere la ricerca sull’encefalopatia ipossico-ischemica infantile.

A trasformare per una sera il centro storico in un raffinato ristorante a cielo aperto saranno le proposte gastronomiche firmate a più mani da grandi protagonisti della cucina nazionale. Un percorso di dodici portate ispirate ai sapori e ai ricordi dell’infanzia degli chef, accompagnato da una selezione di vini italiani e internazionali.

Tra i nomi di punta spicca quello di Mauro Uliassi, tre stelle Michelin del ristorante Uliassi di Senigallia. Accanto a lui ci saranno Sabatino Lattanzi, chef di Achille nel Girone dei Golosi di Teramo, Luciano Monosilio di Luciano Cucina Italiana di Roma, Gianfranco Pascucci del ristorante Pascucci al Porticciolo di Fiumicino, Franco Pepe di Pepe in Grani, Christian Torsiello dell’Osteria Arbustico di Paestum, Mattia Trabetti del ristorante Alto di Fiorano Modenese, oltre ad Andrea Bertini, Marco Cozzi, Ada D’Amato, Antonio Di Feo, Stefania Di Pasquo, Alessandra Di Paolo, Sandro Ferretti e Gianluca Ricci.

«La cucina ha il potere straordinario di unire le persone e, quando questo potere viene messo al servizio della ricerca medica, l’eccellenza diventa speranza», spiegano gli organizzatori Achille Valle e Sabatino Lattanzi. «Siamo orgogliosi della risposta entusiasta degli chef che hanno scelto di sposare questa causa, mettendo la loro arte al servizio di un obiettivo così importante».

Per Lattanzi, la partecipazione alla serata rappresenta anche un’occasione per raccontare il territorio. «L’Abruzzo possiede materie prime straordinarie e una cultura gastronomica autentica che merita di essere valorizzata. Nel mio piatto ci sarà certamente un richiamo ai sapori della nostra terra, interpretati con rispetto ma anche con uno sguardo contemporaneo, perché la tradizione deve continuare a vivere ed evolversi».

L’intero ricavato dell’iniziativa sarà devoluto all’Associazione Eu-Brain, fondata dal professor Luca Ramenghi, responsabile dell’Unità operativa di Patologia neonatale dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova. I fondi contribuiranno alla ricerca sull’encefalopatia ipossico-ischemica infantile, una grave sofferenza cerebrale del neonato causata dalla mancanza di ossigeno durante il parto e sulla quale si stanno concentrando studi finalizzati allo sviluppo di nuove terapie.

Dietro l’iniziativa c’è l’impegno di Achille Valle, imprenditore della ristorazione teramana, che insieme a Lattanzi ha voluto dare vita a un progetto capace di trasformare la passione per la cucina in un gesto concreto di solidarietà.

La serata prenderà il via alle 19.30 con un aperitivo di benvenuto e sarà scandita da diversi momenti di incontro e spettacolo. In programma il talk con gli chef moderato dall’autore enogastronomico Andrea D’Aloia, l’intervento di Massimo Corvo, tra i più celebri doppiatori italiani e voce ufficiale, tra gli altri, di Sylvester Stallone, Vin Diesel e Laurence Fishburne, e il concerto in versione intima di Filippo Graziani, legato alla città di Teramo da un rapporto speciale ereditato dal padre Ivan.

L’evento, patrocinato dal Comune di Teramo e realizzato grazie alla collaborazione di numerosi partner del territorio, sarà accessibile esclusivamente su prenotazione fino all’esaurimento dei 250 posti disponibili.

Una serata che promette di andare oltre l’esperienza gastronomica, trasformando il talento e la creatività di alcuni dei migliori chef italiani in un messaggio concreto di solidarietà e speranza per tante famiglie.

Per leggere l’articolo su Novella Cucina clicca qui

Da sinistra: Achille Valle e Sabatino Lattanzi, gli organizzatori

Una terrazza, il tramonto che colora i calici e quei piatti semplici che sanno subito d’estate🍷
Ieri sera una cena per due, aria tiepida, chiacchiere lente e uno stuzzico fresco e saporito preparato in pochi minuti, dopo una lunga giornata a lavoro, ma capace di trasformare l’aperitivo in un piccolo e piacevole rito.

Base di cetriolo croccante, feta greca cremosa, pomodorini confit cotti in friggitrice ad aria e olive taggiasche. E ancora … olio evo, sesamo, origano, basilico secco e un pizzico di magia estiva.

Il calice? Da Abruzzese, un buon Montepulciano d’Abruzzo, perfetto per brindare alle sere leggere e alle cene all’aperto, come piace a me. Anzi … a Noi!

Bit di feta e cetriolo croccante

  • cetriolo a fette spesse
  • feta greca sbriciolata
  • pomodorini conditi con olio, sale, zucchero, origano e cotti in friggitrice ad aria a 180° per circa 10 minuti
  • olive taggiasche denocciolate
  • olio evo abbondante
  • sesamo e spezie a piacere

Preparazione:

Assemblate tutto, fermate con uno stecchino e servite freddo con abbondante olio evo🍅🍷

Ci sono ricette che sorprendono per la loro semplicità e per l’equilibrio di sapori inaspettati. Questo filetto di maiale al caffè e miele nasce proprio dall’incontro tra due note opposte: l’intensità leggermente amara del caffè e la dolcezza avvolgente del miele. Il risultato è un piatto profumato e armonioso, in cui la carne rimane morbida e saporita, arricchita dal rosmarino e da un sughetto ricco e aromatico.

“L’incontro tra l’intensità del caffè e la dolcezza del miele trasforma un semplice filetto in un equilibrio sorprendente di sapori.”

È una ricetta veloce ma elegante, perfetta per portare in tavola qualcosa di diverso senza complicarsi la cucina. Servito con funghi appena scottati nel fondo di cottura, questo filetto diventa un secondo piatto completo, rustico ma raffinato, ideale per una cena speciale o per sorprendere gli ospiti con un abbinamento originale.

Ingredienti:

  • 1 filetto di maiale di circa 300 gr tagliato a fettine
  •  1 tazzina di caffè espresso 
  • 1 cucchiaio di miele 
  • Olio EVO
  • sale
  • pepe
  • aglio (2 spicchi incappucciati)
  • Rosmarino fresco 

Procedimento:

Rosola il filetto in padella con olio EVO, rosmarino e aglio. Sfuma con il caffè, aggiungi il miele, il sale e il pepe. Cuoci coperto 15 minuti. Il caffè darà profondità e una nota leggermente amara. Servi accompagnato da funghi a fette appena scottati nel sughetto del filetto. Se vuoi aggiungi prezzemolo fresco.

C’è qualcosa di irresistibile nella semplicità di un piatto rustico: pochi ingredienti, sapori autentici e un risultato che scalda il cuore. 

Le fave e pecorino in crosta di pane sono proprio questo: un incontro tra la dolcezza delle fave, la sapidità intensa del pecorino stagionato (qui quello Abruzzese) e la croccantezza del pane rustico, arricchito dall’aroma del rosmarino.

Perfetto come antipasto, brunch o piatto unico leggero, questo piatto porta in tavola i profumi della campagna italiana, trasformando ingredienti semplici in un piccolo gioiello gastronomico.

Una ricetta ideale per raccontare con foto e parole la bellezza della cucina casalinga, genuina e senza fronzoli.

Ingredienti (per 2 persone):

  • 200 g di fave fresche o surgelate
  • 80 g di pecorino stagionato a scaglie
  • 1 cipolla piccola
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 1 rametto di rosmarino (meglio se fresco)
  • Sale e pepe q.b.
  • 4 fette di pane rustico (tipo casereccio o integrale)
  • Qualche foglia di menta o prezzemolo fresco per guarnire

Procedimento:

Preparare le fave:

Se usi fave fresche, sbollentale 2-3 minuti e togli la pellicina esterna.

Se surgelate, cuocile secondo le istruzioni.

Soffritto aromatico: In una padella, scalda l’olio e fai dorare la cipolla tritata finemente con il rosmarino.

Aggiungi le fave e cuoci per 5-7 minuti, mescolando spesso. Aggiusta di sale e pepe.

Comporre il piatto: Tosta le fette di pane. Distribuisci le fave sopra, aggiungi scaglie di pecorino e un filo d’olio a crudo.

Guarnisci con menta o prezzemolo fresco. Servi subito, caldo, con un bicchiere di vino bianco secco o rosato leggero per un abbinamento rustico ma elegante.

Ci sono tradizioni gastronomiche che non sono soltanto ricette, ma veri e propri racconti di vita. 

In Abruzzo, una di queste storie si chiama Panarda, un’antica usanza (le prime testimonianze la fanno risalire alla seconda metà del Quattrocento) che trasformava la tavola in un luogo di festa, di abbondanza e di comunità.

La Panarda era molto più di un pranzo importante: era un banchetto rituale, un susseguirsi di portate (dalle 20 alle 50) che poteva durare due o tre giorni consecutivi (ma anche quattro), durante i quali gli ospiti restavano seduti a tavola condividendo cibo, vino e conversazioni.

Questa tradizione nasce nella Marsica, in particolare nel piccolo paese di Villavallelonga, in provincia de L’Aquila, in occasione della Festa di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio. Il termine Panarda, invece, ha un’etimologia incerta: dal greco Pan (tutto) e dall’arabo Har (Caldo); oppure Pane e Larde (Pane e Lardo), una delle tante portate messe a tavola durante il banchetto.  

“Secondo il racconto popolare e più diffuso, invece, un proprietario terriero locale, si fece inconsapevolmente mietere la sua terra da degli sconosciuti che si rivelarono essere poi dei diavoli. Si dice che il santo li abbia messi in fuga e che la moglie del proprietario terriero, come ringraziamento, avesse distribuito il pranzo a metà del villaggio.

Da quel momento la Panarda divenne simbolo di ospitalità e generosità, un rito capace di raccontare l’anima più autentica della cucina abruzzese.

Durante queste lunghe tavolate le portate arrivavano una dopo l’altra, quasi senza sosta. Antipasti rustici, zuppe contadine, paste fatte in casa, carni arrosto, formaggi stagionati e dolci tradizionali: un viaggio gastronomico che poteva superare le quaranta o cinquanta preparazioni. E a fare la guardia, assicurando al padrone di casa che tutti mangiassero tutto, c’era anche un “guardiano di mensa”.

Tra i piatti più rappresentativi non mancavano mai le fave bollite condite con olio, cipolle e lardo, i maccheroni alla chitarra, preparati con la tradizionale chitarra abruzzese e conditi con un sugo di carne, le pallotte cacio e ova, l’agnello cacio e ova, e naturalmente un vino rosso locale.

Ma più del numero delle portate, ciò che rendeva speciale la Panarda era il suo significato: sedersi a quella tavola significava partecipare ad un momento di condivisione profonda, dove il cibo diventava linguaggio di accoglienza e di amicizia.

E qui il tempo scorreva lento, tra racconti, brindisi e profumi che arrivavano dalla cucina. Ogni piatto raccontava una storia: quella delle campagne abruzzesi, delle mani che lavoravano la pasta, delle famiglie che custodivano ricette tramandate di generazione in generazione.

Oggi la Panarda (per ovvie ragioni) sopravvive soprattutto nella memoria e in alcune rievocazioni gastronomiche (a Lanciano, d’estate ed anche in altri borghi abruzzesi), ma continua a rappresentare una delle immagini più suggestive della cultura culinaria abruzzese.

È il simbolo di una cucina generosa, sincera e profondamente legata al territorio, dove la tavola diventa il cuore della casa e il luogo in cui le persone si incontrano.

E forse proprio questo è il messaggio più attuale di questa antica tradizione: rallentare, sedersi insieme e riscoprire il piacere semplice di condividere il cibo e il tempo. (foto di copertina di Guille B. per Unsplash)

I Piatti della Panarda …

Io l’ho modernizzata un pò e ho preparato per voi alcune ricette!

Le Pallotte Cacio e Ova

Polpette preparate con formaggio e uova, semplici ma incredibilmente saporite.

  • 200 g pecorino grattugiato
  • 100 g Parmigiano Reggiano
  • 3 uova intere
  • 80 g di pangrattato o pane raffermo del giorno prima
  • prezzemolo (un ciuffetto)
  • 500 ml di passata di pomodoro
  • aglio (due spicchi)
  • olio extravergine d’oliva
  • basilico fresco

Procedimento:

Mescolare pecorino, parmigiano, uova, pangrattato e prezzemolo fino a ottenere un impasto compatto. Con le mani formare piccole polpette e friggerle in olio caldo. Preparare una salsa di pomodoro con aglio e olio e lasciare insaporire le pallotte nel sugo per circa dieci minuti prima di servirle, completando con basilico fresco.

Le Pallotte cacio e Ova

Maccheroni alla chitarra con le pallottine

Per le pallottine:

  • Carne macinata (250 gr)
  • 1 uovo intero
  • 2 cucchiai di parmigiano 
  • Noce moscata 
  • Sale
  • Pepe
  • Prezzemolo 

Per gli spaghetti:

  • 300 gr di farina (mista macinata a pietra)
  • 3 uova medie
  • 2 cucchiaio di olio evo
  • 20 ml di acqua

Per il sugo con le pallottine:

  • Olio per friggere (le pallottine)
  • Cipolla 🧅 
  • 1 bottiglia di pomodoro
  • Basilico 
  • Olio evo
  • Sale  
  • Parmigiano grattugiato o pecorino abruzzese (da spolverare sullo spaghetto)

Procedimento:

Preparare le pallottine, mettendo insieme tutti gli ingredienti e impastando con le mani fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo (come per le polpette). Formare tante piccole polpettine e adagiarle su un piano con carta da forno.

Friggere in olio di semi le polpettine e scolarle su carta assorbente.

Preparare il sughetto di pomodoro. Aggiungere in una padella capiente olio evo, cipolla, pallottine fritte, pomodoro passato, sale e basilico fresco. Tenere sul fuoco 15/20 minuti circa.

Preparare l’impasto per gli spaghetti, aggiungendo in un robot da cucina tutti gli ingredienti fino a formare una palla liscia e compatta. Procediamo con il creare le sfoglie di pasta e poi con gli spaghetti. Cospargere di farina.

Mettere l’acqua sul fuoco, il sale e, al bollire, buttare giù gli spaghetti, mescolando di tanto in tanto affinché non si attacchino tra loro. Scolare e versare la pasta nel sugo, mescolando. Cospargere di parmigiano grattugiato. Servire.

L’Agnello Cacio e Ova

Ingredienti per 6 persone:

  • Bocconcini di carne di agnello (generalmente il cosciotto) 1 Kg e 1/2
  • • Uova 4
  • • Succo di 2 limoni grandi 
  • • Pecorino abruzzese grattugiato 3 cucchiai
  • • Sale q.b.
  • • Pepe q.b. 
  • • Aglio 2 spicchi
  • • Rosmarino 1 rametto
  • • Timo 1 rametto
  • • Alloro 3 foglie
  • • Olio extravergine di oliva 3/4 cucchiai

Procedimento:

Prendere i bocconcini di agnello e trasferirli in una padella capiente assieme all’olio EVO, l’aglio in camicia, il rosmarino, il timo e le foglie di alloro, facendoli rosolare bene. Aggiungere il succo di limone, e lasciarlo evaporare; aggiustare di sale e pepe e continuare la cottura a fuoco lento per 25/30 minuti o comunque fino a quando lo spezzatino non risulterà cotto e morbido. Nel frattempo, in una ciotola sbattere le uova con il pecorino abruzzese grattugiato. Eliminare l’aglio, il rosmarino, il timo e l’alloro dalla carne e versare la cremina sulla carne, mescolando velocemente fino a rendere l’agnello “cacio e ova” cremoso.

L’Agnello cacio e ova

Il Parrozzo

Ingredienti:

  • 6 rossi d’uovo + 6 albumi montati a neve
  • 150 gr di mandorle tostate
  • 150 gr di semolino
  • 3 cucchiai scarsi di zucchero per ogni uovo
  • 2 cucchiai scarsi di mandorle amare
  • buccia grattugiata di 1 limone e di 1 arancia
  • 1/2 bicchierino di succo di limone e di arancia
  • 150-200 g Cioccolato fondente e burro per la copertura

Procedimento:

Preriscaldare il forno a 160 o 170 gradi e imburrare/infarinare uno stampo a semisfera. Tostare leggermente le mandorle e tritarle finemente fino a ridurle in farina. Separare i tuorli dagli albumi. Lavorare i tuorli con lo zucchero finché il composto non diventa chiaro e spumoso. Aggiungere ai tuorli le mandorle tritate, il semolino, la scorza di limone/arancia grattugiata e il liquore. Montare gli albumi a neve fermissima con un pizzico di sale. Incorporare delicatamente gli albumi al composto di tuorli, mescolando dal basso verso l’alto per non smontarli. Versare nello stampo e cuocere per circa 50-60 minuti (fare la prova stecchino). Lasciar raffreddare il parrozzo, poi toglierlo dallo stampo. Sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente con il burro e versarlo sul dolce posizionato su una gratella. 

Piccoli Parrozzi abruzzesi

Dietro la pagina IG “Pizzelle e Fantasia” c’è la passione e la creatività di Rosalia Petrella, blogger abruzzese che ha trasformato l’amore per la cucina di casa in uno spazio digitale dedicato alle ricette della tradizione.

Nel suo profilo social convivono piatti semplici, dolci tipici e preparazioni tramandate nella famiglia, ma raccontati con uno stile genuino e accessibile.

Rosalia Petrella “@pizzelleefantasia”

Attraverso le sue ricette, Rosalia condivide non soltanto procedimenti e ingredienti, ma anche ricordi, esperienze e piccoli segreti della cucina domestica. Tra le protagoniste non potevano mancare le Pizzelle abruzzesi, dolci tipici dell’Abruzzo conosciuti anche con il nome di “ferratelle” o “neole”: sottili cialde dorate, cotte in un apposito ferro decorato, e preparate con ingredienti semplici come uova, farina, zucchero e olio (oppure burro).

A seconda delle zone, possono essere morbide o croccanti, e vengono spesso aromatizzate con anice, vaniglia o limone.

Simbolo delle feste e della pasticceria abruzzese “di casa”, le pizzelle rappresentano perfettamente il legame tra territorio, memoria e convivialità; e proprio da questa tradizione prende il nome la pagina di Rosalia, che, attraverso le sue ricette, racconta la cucina di casa e la cultura gastronomica della regione a cui apparetiene, l’Abruzzo.

Per conoscere meglio la storia di Rosalia e del progetto “Pizzelle e Fantasia”, le ho rivolto qualche domanda.

Come è nata la pagina Instagram “Pizzelle e Fantasia” e quando hai deciso di condividere online le tue ricette?

“Se oggi esiste una pagina Instagram con questo nome – e presto anche un blog – il merito è soprattutto delle mie sorelle. Sono decisamente più “social” di me e hanno intuito il valore della mia proposta, che potrei definire anticonvenzionale: portare una ventata di modernità intorno a una tradizione antica come quella delle pizzelle.

Per me questo progetto rappresenta anche una svolta personale. Dopo la gioia di diventare madre e la scelta di mettere da parte l’affermazione professionale per dedicarmi completamente a mio figlio, ho sentito il bisogno di ritagliarmi uno spazio tutto mio. Crescere un bambino autistico richiede impegno e dedizione costanti, e “Pizzelle e Fantasia” è diventato per me un luogo di gratificazione e di energia, un piccolo spazio creativo che mi appartiene”.

Quanto hanno influenzato la tua cucina le tradizioni familiari e la cultura gastronomica abruzzese?

Le tradizioni familiari e la cultura gastronomica abruzzese sono il cuore della mia cucina. In un certo senso ne danno la forma.

Uso il ferro per pizzelle per esprimermi in cucina, e quello che utilizzo è stato realizzato artigianalmente da mio padre. Anche quando mi lascio guidare dalla fantasia e sperimento nuove combinazioni, la pizzella resta sempre il simbolo della mia terra e il legame più autentico con le mie radici abruzzesi“.

Qual è la ricetta che rappresenta di più il tuo blog e la tua storia in cucina?

“La pizzella che ho scelto di condividere in questo spazio, con chi mi legge, (La Pizzella salata al formaggio) rappresenta perfettamente la mia pagina e la mia storia.

La cucina è una delle mie più grandi passioni e mi accompagna sin da bambina, quando ero il “secondo chef” di mia nonna ai fornelli di una famiglia numerosa. Con lei ho trascorso moltissimo tempo e proprio osservandola ho capito che la cucina regionale, anche quando appare semplice, richiede dedizione, pratica e cura.

Oggi, in ogni ricetta che preparo, vivono le mie emozioni più belle. Scelgo con attenzione i ricordi che devono “condirla”, ed è forse questo il motivo per cui le mie preparazioni sorprendono sempre“.

Nella pagina alterni tradizione e creatività: come trovi l’equilibrio tra ricette classiche e nuove idee?

Un esempio di questo equilibrio è rappresentato dalle mie pizzelle salate. Le definisco “mie” perché sono diverse da quelle tradizionali, solitamente sottili e croccanti, al massimo arricchite con qualche spezia.

Le mie pizzelle salate sono morbide e al formaggio e nascono da un ricordo molto preciso: la città di Perugia, gli anni universitari, la torta al formaggio, il primo sole dopo mesi di nebbia e il viaggio di ritorno verso casa. Sono profumi e sensazioni legati alla Pasqua e ai riti quaresimali che mi riportano alla memoria la mia amata nonna.

Per me la creatività nasce proprio dall’incontro tra memoria e nuove esperienze“.

Che ruolo pensi abbiano oggi i food blogger nel raccontare e preservare le tradizioni culinarie locali?

“Credo che oggi i food blogger possano avere un ruolo molto importante nel raccontare e preservare la cucina tradizionale, soprattutto quelle preparazioni che rischiano di essere dimenticate.

La pizzella è un esempio perfetto: è motivo di grande orgoglio per gli abruzzesi, ma fuori dai confini regionali è ancora poco conosciuta. Mi fa molto piacere vedere lo stupore di chi la scopre per la prima volta o la curiosità di chi si avvicina a questa tradizione grazie alle mie ricette“.

C’è un ricordo legato alla cucina che senti ancora oggi quando prepari una ricetta per il blog?

Senza dubbio il ricordo più forte è quello di mia nonna. Con lei ho trascorso tantissimo tempo in cucina, osservando, imparando e condividendo momenti semplici ma preziosi.

In quella cucina ho capito che cucinare non significa soltanto preparare un piatto, ma custodire memorie, affetti e tradizioni. Ancora oggi, quando preparo una ricetta per il blog, sento riaffiorare quei profumi e quei gesti che appartengono alla mia infanzia“.

Come immagini il futuro di “Pizzelle e Fantasia”?

“Ho due desideri per il futuro del progetto. Il primo, più immediato, è completare la pubblicazione del blog, attraverso il quale continuare a condividere ricette e racconti legati alla cucina.

Il secondo è un obiettivo più ampio: vorrei contribuire a sfatare l’idea che ferri e pizzelle siano un’attività “da nonne”. Mi piacerebbe che diventassero invece un’arte e un piacere per tutti, donne e uomini appassionati di cucina, proprio come lo sono io”.

Pizzelle salate morbide al formaggio

Ingredienti per circa 30 pizzelle della grandezza di un palmo della mano:

  • 6 uova calibro grande
  • Sale fino q.b.
  • 50 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 50 gr di Emmental grattugiato a scaglie sottili
  • 1 vasetto di yogurt bianco senza zucchero (125 gr)
  • 125 gr di olio di semi di girasole
  • 400 gr di farina 00
  • 1 bustina di lievito istantaneo, per preparazioni salate

Procedimento:

In una ciotola sbatti energicamente, con l’aiuto di una frusta, le uova ed il sale.
Continuando a sbattere ad ogni aggiunta e nel seguente ordine, unisci olio, yogurt, Emmental, Parmigiano, lievito e, infine, la farina.

Fa’ arroventare il ferro, ungilo e adagia l’impasto al centro della piastra inferiore.

Attendi la cottura, ruotando il ferro, di tanto in tanto, e praticando movimenti orizzontali, da sx vs dx e da dx vs sx, per favorire, da entrambi i lati, una distribuzione uniforme del calore.
Sempre che tu non abbia un ferro tondo, la cui superficie sta tutta sulla fiamma.

Deliziose, da gustare calde e fredde, da sole o doverosamente imbottite.

Qualche consiglio 👀:

  • Durante la cottura, riponi le pizzelle su un piano ampio, ricoperto con una tovaglia di cotone, per favorirne il raffreddamento.
  • La conservazione: sconsigliata nei sacchetti di plastica, e’ preferibile nei box di vetro, in frigo.
  • Finche’ le temperature lo consentono, si puo’ pensare di tenerle in un cesto, coperte con un canovaccio, in un luogo fresco ed asciutto.
  • Si consiglia il consumo entro 2 gg dalla preparazione.

Ci sono serate che restano impresse nella memoria non solo per ciò che si mangia, ma per ciò che rappresentano. Il “Gala Charity Dinner Tavola Rasa”, organizzato a dicembre 2025 da UNICEF Italia insieme a La Cucina Italiana (https://www.lacucinaitaliana.it/), è stato proprio questo: un incontro di storie, talenti e valori, in cui la cucina ha dimostrato ancora una volta di essere molto più di un semplice gesto quotidiano.

La cornice non poteva essere più suggestiva: Palazzo Serbelloni a Milano. Entrare nelle sue sale è stato come fare un passo dentro un’altra epoca. Le volte affrescate si rincorrevano sopra le nostre teste, i grandi lampadari scintillavano riflettendo la luce su tavole elegantemente apparecchiate, mentre un’atmosfera calda e vibrante accoglieva ospiti, chef e protagonisti della serata.

Il parterre era straordinario. Tanti chef – molti dei quali stellati – che hanno firmato il menu della cena, trasformando ogni portata in un piccolo viaggio gastronomico. Piatti pensati, raccontati, condivisi. E tra una portata e l’altra, il piacere delle conversazioni, delle nuove amicizie nate attorno alla tavola e di quell’energia speciale che solo gli eventi costruiti con uno scopo importante riescono a generare.

Per me, quella serata aveva anche un significato personale profondissimo.

Sul palco sono stata premiata come vincitrice del contest “La Migliore Ricetta Italiana 2025” per creatività e innovazione, con i miei Vol-au-Vent agnello cacio e ova con crema di pecorino. Un piatto che rappresenta perfettamente ciò che amo della cucina: il dialogo continuo tra tradizione e creatività.

Vol-au-Vent agnello cacio e ova con crema di Pecorino di Carla De Iuliis

Dentro quei piccoli vol-au-vent c’è tutta la mia terra, l’Abruzzo, con uno dei suoi piatti più identitari, agnello cacio e ova, reinterpretato in una forma nuova. Un omaggio alle radici, ma anche alla voglia di sperimentare, di immaginare e di giocare con le consistenze e con le forme.

Il premio mi è stato consegnato dall’Azienda Rana, e salire su quel palco è stato un momento emozionante, reso ancora più speciale dall’accoglienza di Chiara Maci e Francesco Panella, che hanno condiviso con il pubblico l’entusiasmo e lo spirito della serata.

Screenshot
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E poi c’è stato uno scatto che non poteva mancare: quello con Maddalena Fossati Dondero, direttrice de La Cucina Italiana. Un incontro simbolico, perché è stata proprio lei una delle grandi promotrici della candidatura della cucina italiana a Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, un percorso durato anni e culminato il 10 dicembre 2025 con il riconoscimento ufficiale. Un risultato storico che celebra la cucina italiana non solo come insieme di ricette, ma come rito sociale fatto di gesti, tradizioni, convivialità e memoria.

Carla De Iuliis e Maddalena Fossati Dondero

Quella straordinaria avventura è raccontata anche nel libro “Prendo fiato. Come ho portato la cucina italiana all’Unesco”, scritto proprio da Maddalena Fossati e pubblicato da Maretti Editore, un racconto appassionato del percorso che ha portato la nostra cucina a diventare patrimonio dell’umanità.

E forse è stato proprio questo a rendere la serata ancora più speciale: la consapevolezza di vivere un momento storico. La cucina italiana era stata riconosciuta patrimonio UNESCO da pochissimi giorni e celebrarla in una sala piena di cuochi, appassionati, professionisti del settore e amici della buona tavola aveva qualcosa di profondamente simbolico.

Tra sponsor, racconti, piatti straordinari e sorrisi condivisi, Tavola Rasa è stata molto più di una cena di gala. È stata una celebrazione della cucina come linguaggio universale, come gesto di cura e come strumento di solidarietà.

Per me resterà un ricordo prezioso: una notte milanese fatta di luce, sapori, incontri e gratitudine.

Un’esperienza unica… di quelle che non si dimenticano.

Screenshot
Carla De Iuliis e Massimo Bottura
Carla De Iuliis con Giorgio Locatelli e Antonino Cannavacciuolo
Noi donne premiate
Con tutti i premiati de La Migliore Ricetta Italiana 2025

“Le Scrippellette d’oro, baccalà e miele” nascono dall’idea di reinterpretare uno dei simboli più identitari della cucina teramana: le scrippelle. Trasformate in scrippellette fritte, croccanti e leggere, diventano un supporto elegante per la crema di baccalà, creando un piatto che unisce tradizione e contemporaneità.

Il miele d’acacia e la scorza d’arancia creano un ponte aromatico con un vino dolce, tipo moscato, esaltandone le note floreali e agrumate, mentre la sapidità del baccalà mantiene equilibrio e armonia.

Un dialogo perfetto tra memoria e innovazione, che valorizza la cucina abruzzese e l’esperienza del vino.

Il piatto esprime la tradizione abruzzese reinterpretata, mostrando come una preparazione simbolo possa evolvere senza perdere memoria, diventando veicolo di abbinamenti moderni e consapevoli con il vino.

Ingredienti:

Per le scrippellette:

  • 2 uova
  • 60 g farina 00
  • 120 ml acqua
  • 1 pizzico di sale
  • Olio di semi per friggere (io di arachini)

Per il baccalà mantecato:

  • 200 g baccalà già ammollato
  • 1 cucchiaio olio extravergine d’oliva
  • 1 cucchiaio latte caldo

Per completare:

  • 1 cucchiaino miele d’acacia
  • Scorza grattugiata di arancia non trattata
  • Pepe bianco (facoltativo)

Procedimento:

Preparare la pastella: sbattere uova, farina, acqua e sale.

Cuocere le scrippelle sottili in padella. Tagliarle in quadrati o strisce e friggere fino a doratura. Lessare il baccalà, eliminare pelle e lische, mantecare con olio e latte fino a crema liscia.

Comporre il piatto: crema di baccalà sul fondo, scrippellette calde sopra, qualche goccia di miele, scorza d’arancia e pepe. Servire tiepido, accompagnando con un vino dolce, tipo moscato.

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐍𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐟𝐮𝐦𝐚 𝐝’𝐚𝐫𝐚𝐧𝐜𝐢𝐚…🍊

Una crostata morbida e golosa e tutta casa che sa di agrumi e cioccolato!


Una 𝒇𝒓𝒐𝒍𝒍𝒂 𝒂𝒍𝒍’𝒂𝒓𝒂𝒏𝒄𝒊𝒂 — succo fresco e scorza grattugiata — e un cuore morbido di 𝒎𝒂𝒓𝒎𝒆𝒍𝒍𝒂𝒕𝒂 𝒂𝒍𝒍’𝒂𝒓𝒂𝒏𝒄𝒊𝒂, arricchita da un tocco di 𝐥𝐢𝐪𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐫𝐮𝐦𝐚𝐭𝐨 e da tante piccole 𝐠𝐨𝐜𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐨𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 che si sciolgono con il calore del forno.

Un dolce semplice ma, al tempo stesso, elegante, che porta in tavola un autunno più luminoso.

Perfetto per la colazione lenta della domenica, accompagnato da un tè fumante o da un caffè macchiato (proprio come piace a me)!

Ingredienti:

Per la frolla all’arancia:

  • 200 g farina 00
  • 100 g di farina di riso
  • 120 g olio d’oliva
  • 120 g zucchero semolato
  • 1 uovo + 1 tuorlo
  • Scorza grattugiata di 1 arancia non trattata
  • 2–3 cucchiai di succo d’arancia
  • 1 cucchiaino raso di lievito per dolci
  • Un pizzico di sale

Per la farcitura:

  • 250–300 g di marmellata d’arancia
  • 1–2 cucchiai di liquore all’arancia (tipo Aurum, Cointreau o simili)
  • 2–3 cucchiai di gocce di cioccolato fondente
  • Zucchero a velo per decorare

Preparazione:

Prepara la frolla:
In una ciotola (o planetaria), sabbia farina e olio. Aggiungi zucchero, scorza d’arancia, uova, un pizzico di sale e infine il succo. Impasta velocemente fino ad ottenere un panetto omogeneo. Avvolgilo nella pellicola e fallo riposare in frigo per 30–40 minuti.

Stendi la base:
Infarina leggermente il piano e stendi la frolla a circa 4–5 mm. Rivesti una tortiera, bucherella con una forchetta.
Mescola la marmellata con il liquore. Aggiungi le gocce di cioccolato fondente.
Versa il ripieno sulla base. Se ti piace, crea un bordo decorato (come in foto).

Cuoci in forno statico a 175°C per 30–35 minuti, finché il bordo non diventi dorato.
Lascia raffreddare e spolvera con zucchero a velo.

Jet lag da Seoul, sveglia alle 5 del mattino e… biscotti! ☕️

Quando il fuso orario ti regala ore extra nel cuore della notte, tanto vale trasformarle in profumo di caffè e zucchero.

Sono nati così questi biscotti morbidissimi al caffè d’orzo e al caffè; semplici, profumati e perfetti da personalizzare con quello che si ama di più! 

Dalle nocciole tritate all’amarena sciroppata in pezzi; alla scorza d’arancia candita alle noci o mandorle … Sicuramente un’esperienza da assaporare!

Ingredienti (per circa 12 biscotti):

  • 70 g farina di riso
  • 80 g farina tipo 0
  • 6–8 g caffè d’orzo solubile
  • 5 g cremor tartaro
  • 2 g bicarbonato
  • 15 g fecola di patate
  • 30 ml olio di semi
  • 15 ml caffè ristretto
  • 40 ml acqua
  • 40 g zucchero
  • Zucchero a velo

Procedimento:

Setaccia tutte le polveri in una ciotola. Aggiungi olio, acqua e caffè, poi mescola fino a ottenere un impasto compatto che si stacca dalle pareti. Forma delle palline e disponile su carta forno. Cuoci in forno statico a 180°C per 13–15 minuti. Spolvera con zucchero a velo e… goditi la colazione più profumata della giornata.